[(720)] non può l'uomo ciò fare C. R. 1.
[(721)] Forse queste ultime parole sono state aggiunte o mutate dal povero amanuense fiorentino. Esse non leggonsi nè nel C. R. 1., nè nel C. F. R., nè nel T. F. P.
[Cap. CXII.]
Lo re domanda: quelli che si travagliano e non sanno aiutare [(722)], perchè non fanno eglino? Sidrac risponde:
Quegli che si travagliano, e non sanno adagiare sè, son servi a quello avere che è d'altrui, e muoiono in servitudine, e altri gode quello avere. L'uomo non dee nimica follemente guastare lo suo avere, nè lasciarsi avere disagio; ma dee ispendere a misura e a ragione, quando eglino ànno tenpo, ed agiare quelli che non ànno. Di che, quelli fa bene e a diritto che così fa.
[(722)] ceulx qui travaillent et ne se osent ayser pourquoy le font ilz? T. F. P. — Aiser significa tanto donner de l'aise, soulager, che aider, securir: indi l'errore del testo. Il quale più sotto traduce bene aiser per adagiare, nel senso di prendere i suoi agi. — Questo adagiare, di cui la Crusca registra un solo esempio, pare che piaccia al nostro volgarizzatore, che l'ha usato anche pochi capitoli indietro.
[Cap. CXIII.]
Lo re domanda: come infolliscono le genti? Sidrac risponde: