[(755)] tout jors C. F. R.

[(756)] il prent chascun an aultre chemin, ne ne peult repaire en son lieu T. F. P. — Repaire, da reparier, revenir.

[Cap. CXXII.]

Lo re domanda: quanto è il mondo lungo e largo e ispesso? Sidrac risponde:

Altrettanto è la sua larghezza come la sua lungheza e come la sua anpieza, che è tutto ritondo come una mela. Chi volesse andare dall'uno capo del mondo all'altro, diritto per lo mezo, e ciascuno giorno andasse bene comunalmente dalla mattina infino alla sera, e l'acqua [(757)] del mare, ch'è tra levante e 'l ponente, fosse tutta terra ferma, e tutto il mondo fosse piano come la palma della mano, non potrebbe andare dall'uno capo all'altro, in meno di mille giorni. E dalla largheza e grossezza [(758)] altrettanto.

[(757)] Il C. L. ha: il braghite. — Il C. R. 2.: e braghieri. — Nel C. F. R.: l'aigue. E secondo questa lezione, noi abbiamo corretto. Il nostro braghite sarebbe forse traduz. di brahic, brac, ant. fr., che vuol dire fango, melma? Veda un po' il lettore se la nostra congettura sta in gambe, e si ricordi che qui trattasi di un viaggio a traverso lo ispessore della terra, dove è facile supporre che al buon Sidrac avesse a parere che l'acqua fosse fangosa. — L'ital. ha brago, e il prov. brac. E l'ant. fr. ha l'agg. brageus.

[(758)] Nel C. L.: ispesta. — Abb. corr. col C. R. 2. — Supponiamo che invece di ispesta volesse scriversi ispessezza. — Il T. F. P.: espesseur.