[(812)] Per molte ragioni, le quali si potrebbero asegnare, non potrebbe niuna persona intorno alla terra andare; ancora fosse elli uno uccello volante, non vi potrebe andare per la sete e per la fame che patirebbe C. R. 1.

[Cap. CXLIV.]

Lo re domanda: potrebbe l'uomo andare tanto in su una nave, che tuttavia la spingesse il vento inanzi, ch'egli potesse venire presso al fermamento? Sidrac risponde:

Chi fosse in una nave in mare, e il vento la portasse e sospignesse tuttavia inanzi, e movesse dal levante, da indi a due anni o più si troverrebbe dalla riva del ponente. E simigliante, s'ella si partisse dal ponente, si troverrebbe dalla riva del levante; e dal traverso del mondo altressì. E s'egli avenisse cosa che fosse per la volontà di Dio, che uno uomo fosse sì grande, come tutto il mondo, e fosse presso del fermamento, là ove egli si volgie a mille miglia e più, quello uomo che fosse magiore del mondo, morrebe incontanente, della paura e delle tenpeste che fa il fermamento, quando egli si volge; chè lo fermamento non fina di volgere nè di torneare.

[Cap. CXLV.]

Lo re domanda: che non creò Iddio l'uomo che potesse vivere lungo tenpo? Sidrac risponde:

Se Iddio avesse fatto quello che tu dici, egli avrebbe fatto grande oltraggio al diavolo, ch'egli lo traboccò di cielo per una sola cogitazione. E l'uomo che il suo diletto avesse in questo mondo, e lungamente vivesse sanza molti e grandi peccati, che non potrebe? E se egli lo mettesse in paradiso, sapiate che Idio avrebe fatto grande oltragio al diavolo. Non perciò ch'egli ci à dato vita e santà e gioia, più che tu non dici. Li buoni giammai non morranno, e tuttavia giovani e allegri e ricchi e savi saranno. La morte che noi abiamo in questo secolo, si è altressì come trapassamento; e altressì come uno uccello, che entra per una finestra e escie per un'altra. E chi vuole vivere lungo tenpo, faccia quello che Idio gli comanda. E se uno re dicesse a uno povero: vieni al mio tesoro, e piglia del mio avere e delle mie gioie e delle mie pietre preziose, tante quante tu vorrai, e serbale per me; che, un'altra volta, quando tu verrai a me, tu non venghi lordo, che tu sarai cacciato alla mia porta; se quello uomo vorrà pigliare di quello tesoro, egli sarà inorato tra li possenti; e s'egli vorrà andare tra la puzza, egli sarà cacciato ontosamente da la conpagnia de' possenti. Altrettale aviene di Dio. Idio ci à donato gioia e vita e sanità e ricchezza e gioventudine per tutti i tenpi, e vita a chi la vuole avere, sanza fine; che già non morrà, per lo trapassamento ch'egli farà di questo secolo. Lo suo tesoro si è la nostra credenza e lo bene che noi facciamo; e lo nostro andare a lui altra volta si è la morte; e chi vuole questo fare, egli avrà questo per tutti i tenpi, ciò è a sapere che egli andranno nella vita perdurabile. E s'egli ci desse lungamente gioia e vita e santà, e poi morire e andare diritto in paradiso, non sarebbe mestiero di darci tutto questo, ma di metterci del tutto in paradiso. Io non vorrei vivere tanto quanto il mondo durerà, e essere tuttavia ricco e giovane e possente, e alla fine del mondo morire, e andare in onferno. Certo inanzi amerei di morire ora, e andare immantenente in paradiso. Che tutti i diletti e le gioie e le ricchezze di tutto il mondo fossono insieme, tanto quanto il mondo durerà, e fossono ragunate tutte in un luogo, non sarebbono nimica delle mille parti l'una, delle gioie di paradiso. E simigliantemente, a questa medesima ragione, delle pene dello 'nferno: che tutte le pene che giammai furono e saranno per universo mondo, e tutte quelle che potessero essere, tanto quanto il mondo durerà, non sarebbono mica delle mille parti l'una, del dolore e delle pene dello 'nferno.

[Cap. CXLVI.]

Lo re domanda: quali angieli pigliano l'anime? Sidrac risponde:

Ciascuna anima, se ella è buona e giusta, quando ella si vuole partire di questo secolo mortale, si viene l'angelo che la guarda e governa in questo secolo, si viene con grande conpagnia d'angeli, e portalla, cantando e glorificando lo nome di Cristo lo criatore. E poi la mettono in cielo, e là istarà, infino a tanto che lo figliuolo di Dio verrà a giudicare i morti e i vivi. Allora verrà l'anima al giudicamento, e piglierà lo suo corpo, e monterà nella conpagnia di Dio in cielo, come uno de' suoi angeli. Le ree anime, quando elle si dovranno partire de' loro corpi mortali, si viene lo diavolo, a quella anima che à aconsentito alla sua volontà, con grande conpagnia di demoni, e portolla ontosamente e dolorosamente, e mettolla nelle pene dello 'nferno. Ma non intendere nimica che questo sia al nostro tenpo; ma questo sarà dalla morte del figliuolo di Dio: tutti fieno in inferno, buoni e rei, ma tutti non vanno già in uno luogo, ch'egli vanno tutti in nabisso d'inferno per tutti i tenpi; ma i buoni vanno ne' canti [(813)], là ove egli non ànno se non tenebre; e là istaranno tanto che il figliuolo di Dio gli verrà a liberare per la sua morte.