[(858)] se desguisent C. F. R., che vuol dire sortir de la guise, se transformer. — Devisarsi è traduzione letterale del vb. fr.; ma può piacere, ad esprimere il cangiare di viso, di apparenza, di abito, invece di travisarsi.
[Cap. CLXVII.]
Lo re domanda: quale è maggiore prodezza o quella di città o quella de' boschi? Sidrac risponde:
Prodezza di città non è già chiamata [(859)], ch'ella non è prodezza, anzi è follia e stoltezza. E' pigliano sicurtà dalla gente. Che molti sono quelli che, quando ànno parole con altrui, egli lo vogliono asalire tra l'altra gente; e quelli che sono asaliti, sono più valenti e più arditi; e si non si vogliono muovere contra di loro. E quelli che asaliscono lo fanno per tre cose: la prima, è per grande follia; la seconda, per sicurtà delle genti che si metteranno in mezo, e non lascieranno acostare; la terza, quando egli ànno troppo bevuto, e lo cervello loro è tutto smoto [(860)] di vino. E lo valente che è asalito, lascia lo mal fare per tre cose: la prima, che egli à paura di mal fare; la seconda, ch'egli dotta la signoria, chè tutti i valenti uomini dottano la signoria [(861)]; la terza, dottano l'onta di non perdere lo suo, e però non si vuole egli muovere. Ma se amenduni fossono alla foresta, lo valente della città non avrebe ardimento di farlo; chè là non troverebe egli chi lo tenesse; e lo prod'uomo del bosco non temerebbe onta nè signoria nè di perdere lo suo, e tosto l'ucciderebbe. E se gli due s'incontrano insieme, lo prode uomo del bosco si difende valorosamente; e lo prode uomo della città, che spesse volte fanno le stampite [(862)] tra la gente, non oserebbe dimorare nella piazza, anzi fugirebe nel canpo. E però diciamo noi che la prodeza del bosco è detta prodeza, e quella della città è detta follia.
[(859)] ne est mie apelee proesse C. F. R.
[(860)] Traduz. letterale del franc. esmeue, dal vb. esmaier, commosso, turbato, alterato.