Se la femina del tuo amico è malvagia, e porta dislealtà al suo marito, e dannagio gli fa, e tu te ne puoi avedere, tu cortesemente lo dei bene fare a sapere al tuo amico, in bello modo, conciosia cosa che si crucci. Che se tu gliele fai a sapere, per aventura si guarderà della sua onta e del suo danno, e metterà consiglio che torni in suo prode e in suo onore. E se tu non gliele [(903)] fai a sapere, ed egli si puote fortemente adontare, e lo suo puote malamente consumare. E per quella cagione tu lo dei fare a sapere della sua masinada [(904)].

[(903)] vuogli gliele. C. L. — Abb. corr. col C. R. 2.

[(904)] masnada. C. R. 2. — maisnee. C. F. R. — Pare che voglia intendere: tu devi fargli sapere ciò che accade nella sua famiglia.

[Cap. CLXXXXIV.]

Lo re domanda: fa alcuna cosa l'afrettare [(905)]? Sidrac risponde:

Non già. Quando tu vuogli fare alcuno bene, e tu lo fai celatemente, e tu lo fai bene, a questo tu non dei tropo tardare. Che quando tu vuogli fare alcuno male, e tu t'afretti, tu lo farai, e per aventura, quando tu l'avrai fatto, e' si te ne peserà. E se tu non ti affretti alla mala volontà che tu ài a fare lo male, si passerà [(906)], e lo tuo cuore raffredderà della mala volontade, e avrai poi allegreza che tu non l'avrai facto. E però l'uomo non si dee tropo afrettare di fare lo male, ma lo bene sì.

[(905)] meglio assai nel C. R. 2.: quando l'omo de' fare alcuna cosa desi afrettare?