[(1002)] Nel C. R. 2.: da che aviene la gioia e l'alegrezza che aviene all'omo di subito?

[(1003)] par le viel sanc chi est en lui de la jovente, le queil a aporte dou ventre de sa mere o lui. C. F. R.

[Cap. CCXXXI.]

Lo re domanda: ciascuna volta che l'uomo s'accosta alla femina ingenera egli? Sidrac risponde:

Non già, l'uomo non ingenera tutte le volte ch'egli s'acosta alla femina; ma egli ingenera alcuna volta ispesso e alcuna volta tardi. E la femina non piglia nimica ciascuna volta la generatura, perchè l'uomo ingenera più che la femina non piglia. E uno uomo luxurioso che spesso giace con femina carnalmente, si perde la forza delle reni e de' nervi e de' menbri; e quello ispermo che egli fae è sì frale e sì vano, che non à niuna sustanza di generare. Ma chi si astenesse della luxuria otto giorni o più, ben potrebe essere ch'egli generrebbe; e simigliantemente aviene alla femina. Ma nella ganba dell'uomo è vena, chi se ne facesse isciemare sangue giammai non ingenererebe; e simigliante alla femina, giammai inpregnare non potrebe [(1004)].

[(1004)] Merita di essere riferito, se non altro per la sua stranezza, il seguente tratto, che leggesi nel C. R. 2., e che manca anche al C. F. R.: Ma nella gamba dell'omo àe una vena, che tiene da l'uno capo a l'altro della polpa, e va insino al garetto, e si è molto sottile a trovare. Che chi isciemasse sangue dal capo di quella vena, e traesene una menata del ditto sangue, poi giammai ingienerare non potrebe. Item a femina che non fosse sterile, e tardasse troppo ad avere figliuoli, sed ella portasse co' lei così come porta al loro modo, la radice d'una erba che si chiama achel, ben pesta senza premere, con lana di pecora sucida, otto giorni e otto notti, e ciascuno giorno mutarsi due volte, e guardarsi di vivande grasse e dal freddo, e al nono giorno farsi isciemare una pugnata d'una vena della madre, dal lato diritto, presso del pettignone, là dove l'anguinaia monta, e la mattina giacere coll'omo, se ella e l'omo non fossono sterili, ella e l'omo ingenerebono di fermo.

[Cap. CCXXXII.]