[Cap. CCLVIIII.]

Lo re domanda: l'uomo ch'avrà inghiottito osso o spina, e gli sarà ristata nella gola, e non potrà andare su nè giù, come si potrà torre quello osso? Sidrac risponde:

In due maniere: per inghiottire acqua e mangiare pane, e inghiottire aspramente. E se per questo no' ne vuole uscire del collo, e tu piglierai uno buono boccone di carne cruda, e legala con un filo sottile e forte, e masticheràla due volte o tre o più, e poi lo 'nghiottirai, e terrai lo capo del filo in tua mano. E se l'osso va giuso colla carne, tu inghiottirai ogni cosa; e se l'osso non va giuso, tu torrai il filo e la carne indietro, incontro all'osso, e tirerai con esso. E se quello filo si ronpe, sì lo farai un'altra volta.

[Cap. CCLX.]

Lo re domanda: perchè pute lo sterco dell'uomo e della femmina? Sidrac risponde:

Lo sterco dell'uomo e della femina pute per due cose: l'una per lo rinfrabimento del corpo, dentro: similmente come se l'uomo pigliasse uno pezo di carne [(1065)], e lo coprisse in tale maniera che punto di vento nolla potesse toccare, allora putirebbe. La seconda per gli omori che discendono allo stomaco, che sono amari e agri e insalati e di rio sapore; e si mischiano colla vivanda; e quando la sustanzia della vivanda [(1066)] si parte per lo corpo, e vi dimorano gli omori e lo cacchiume [(1067)] insieme, e iscalfano, e però putono.

[(1065)] carne cruda C. R. 2.

[(1066)] e quando la vivanda, cioè la sustanzia C. R. 2.