Lo re domanda: quante sono l'arti del mondo che l'uomo non si potesse sofferire sanza loro? Sidrac risponde:
Quattro sono l'arti reali, che l'uomo non si potrebe sofferire sanza loro: primieramente fabro, secondo maestro di legname, terzo cucitore, quarto texitore. Queste quattro sono molto bisognose al mondo, che sanza loro lo mondo non si potrebe sofferire [(1072)]. Lo fabbro è signore di tutte l'altre arti del mondo, che niuna cosa ch'abisogni al corpo dell'uomo non si potrebe fare, se i loro stovigli non passassono per le mani del fabro. Maestro di legname si è conpagno del fabro al bisogno del mondo, ciò è a intendere lo legno al ferro; chè altressì come lo legnio s'aopera per lo ferro, conviene che lo ferro abia aiuto da legnio; e altrimenti non potrebe ben fare; e se egli non fosse, non si potrebe fare. Del cucitore il mondo àe molto grande bisognio di lui, chè per li cucitori si vestono le genti. Texitori è di molto grande bisognio, ch'egli fae la cosa onde tutte le genti si vestono e si cuoprono; e fa molte altre cose al bisognio delle genti. L'altre arti che sono dopo queste, sono molte bisognose alle genti; ma l'uomo si potrebe sofferire più che di queste IIII arti; che al tempo d'Adamo la prima arte fue fabro, la seconda maestro di legname, la terza cucitore, che gli cucivano le cuoia del filo del cuoio, e si coprivano in qualunque maniera egli poteano. Poi la quarta fu tessitore, che gli faceano le tovaglie del pelo delle capre, il meglio ch'egli poteano. E poi apararono a fare l'altre arti che sono nel mondo, che ciascuno giorno s'asottigliano, e asottiglieranno tanto quanto il mondo durerà [(1073)].
[(1072)] sostenere C. R. 2.
[(1073)] Nel C. F. R.: car chascun jor s'asoutiloient et s'asoutilieront tant com le monde durera. — Intenderei assottigliare per perfezionare, raffinare. L'ant. franc. soutiller ha il senso di studiarsi, ingegnarsi, conforme a assotigliarsi ital. — Infatti la lezione del T. F. P. è questa: car chascun iour se subtillioit luy (Adam) et les aultres gens de faire tousiours nouvelles choses.
[Cap. CCLXV.]
Lo re domanda: come potrebe l'uomo vinciere la volontà di questo mondo? Sidrac risponde:
Legiermente sanza niuno pericolo tu potrai vincere la volontà del secolo: chè quando tu ai volontà di fare alcuna cosa che non sia buona, lieva lo tuo pensiere da lei, e pensa in altra parte, in bene, e lo tuo mal talento trapasserà. Chè quando tu pensi in alcuna follia o in alcuno vano pensiero, tu non puoi iscanpare di lui, se tu non pensi in altra cosa; e quando tu più gratti quello pensiero [(1074)], e egli più t'acciende il cuore, e t'aferma la volontà, e poi vieni tu al fatto. E se tu ài podere di farlo, tu lo farai, e apena puoi iscampare, che tu nol facci, della grande pena che tu ài, e volontà e pensiero al cuore. Ma se del tutto vuogli iscanpare della mala volontà che ài al cuore, sì tosto come tu ti diletti in rio e vano pensiero, lo tuo coragio atenpera, e pensa d'altro che in quella follìa. E se il tuo diletto di quello pensiere conbatte con lo tuo cuore, lo tuo cuore sia fermo e forte alla battaglia, tanto ch'egli di fuori da sè lo possa gittare; e allora iscanperai del male fare e di peccare, e il tuo corpo sarà in riposo; chè quelli che à folle pensiere nel cuore, e si diletta in lui, quello cuore non è sanza grandi martiri; e ti toglie lo mangiare e lo bere e riposo, e portagli angoscia e tribolazione.