Lo re domanda: la femmina gravida come puote ella notricare la criatura nel suo ventre? Sidrac risponde:

Lo garzone si nodriscie del sangue della femina, cioè di quello del suo tempo; e del fiato dell'aria che la femina fiata [(1087)], e della vivanda ch'ella mangia, e dell'acqua ch'ella bee. Ma quando ciò aviene, non intendere nimica che lo figliuolo mangi di quella vivanda nè bea di quella acqua della femina. Ma quando la femina mangia, si gli cola di quello olore e del savore per lo latte, inanzi al volto del figliuolo [(1088)], e di quello si nodriscie e si pascie e si diletta. Ma la sua diritta nudricatura si è del sangue della femina, che lo figliuolo bee per lo bellico; e questo potete vedere chiaramente della femina grassa, che, quando ella non è gravida, ciascuno mese le viene lo suo tempo, se malizia no' gli toglie.

[(1087)] et de l'air che la feme flaire C. F. R.

[(1088)] a la chiere de l'enfant C. F. R. — s'en vont en la bouche de l'enfant T. F. P.

[Cap. CCLXXV.]

Lo re domanda: dee l'uomo adontare la femina, quand'ella falla del suo corpo? Sidrac risponde:

Se la tua moglie o la tua filiuola o la tua nipote fanno follia di loro corpi, tu no' le dei nimica adontare; e se tu l'adonti, tu farai peccato, ed onta a te medesimo. Che se la tua moglie è tenuta per buona femina, le genti le porteranno onore e reverenzia, e l'onore e il lodo è tuo più che suo. E sapiate che se tu discuopri lo suo male e la sua follia, sapiate ch'ella sarà adontata, e lo fascio del disonore sarà tutto vostro, chè, chi isputa in alto, nel viso gli torna. E perciò tu nolla dei nimica adontare, perchè a noi non tocca questo fatto [(1089)]; e se tu lo fai, tu farai peccato e male. E non ti caglia del suo fatto, chè ciascuno renderà ragione delle sue opere a Dio.