[(1118)] Vedasi intorno a questa parola ciò che, nello Spoglio degli Statuti Senesi, e nello Spoglio Lessicografico della Tavola Ritonda, scriveva il nostro carissimo Filippo Luigi Polidori, nel quale l'Italia ha perduto un altro di que' vecchi nostri, modestamente sapienti, che non conoscevano i superbi e prosuntuosi disprezzi si certa odierna gente dottissima.

[Cap. CCLXXXVII.]

Lo re domanda: è sanità di mangiare tutte cose? Sidrac risponde:

Tutte le cose che Idio fece per mangiare sono buone e sane, che le cose che sono inferme, non sono se non della infermità del corpo. Quando il corpo è sano, ciò ch'egli mangia si è sano per lui; e quando egli è frale e malato, poco di cosa ch'egli mangi, si gli fa male. Che la 'nferma vivanda e la sana viene dal corpo; chi à sano corpo, no gli fa [(1119)] quello ch'egli mangia, che tutto gli è sano e buono; e al corpo infermo poca cosa gli fa male.

[(1119)] non li caglia C. R. 2.

[Cap. CCLXXXVIII.]

Lo re domanda: quali sono quelli che si vantano più che gente del mondo? Sidrac risponde:

Quegli che più si vantano che gente del mondo sono tre maniere di gente: la prima sono vecchi folli, che si vantano di loro gioventudine, e pensano che le genti lo credano, e non credono mica che quelli a cui elli lo contano li gabbano e beffano. La seconda maniera si è lo folle istrano, che racconta le grandi follie ch'egli ànno fatte nel loro paese; e dicono, io era ricco e gentile; e si ne va ad uno che li crede, e beffallo [(1120)]. La terza maniera si è lo folle ricco, che conterà le sue follie e le sue bugie; e quelli che l'odono lo gonfiano, e si gli confessano ciò ch'egli dice, per la sua ricchezza; chè per aventura egli ànno mestiere del suo servigio.