Lo re domanda: lo nuvolo ch'è piccolo, come pare, come puote cuoprire tanta quantità di terra? Sidrac risponde:

Lo nuvolo ci pare piccolo alla vista, ma lo suo corpo [(1123)] è molto grande; nè la sua grandeza l'uomo nollo puote vedere, per la sua altezza. Lo nuvolo è simigliante alla vesica, che è piccola, e a poco a poco crescie e diventa grande, quando l'uomo vi soffia entro. Altresì è del piccolo nuvolo: quand'egli è piccolo molto, e l'uomo nol può vedere, se non quello ch'è di contro la terra, di verso noi. Nè la sua spessezza l'uomo nolla può vedere, nè la sua lunghezza, nè per lo traverso, per la sua altezza e per la sua iscurità. E a questo lo vento lo fiede, e enfialo, e fallo criesciere, e spandere sopra grande province, e spezare, e muovere, e ventare in terra [(1124)]; e abeverano [(1125)] i beni che ci sono. Non intendere che quella aqua nascie in aria, ma ella viene del mare, e monta dello spiro che la terra getta [(1126)], e diventa nuvolo, e piove così come noi lo vegiamo.

[(1123)] Abb. corr. col C. R. 2. — Nel C. L.: corso, per erronea traduzione del cors franc.

[(1124)] Ventare forse per muovere il vento. — Nel C. F. R.: et pluire et vennir en terre.

[(1125)] abevera C. R. 1.

[(1126)] dou sospir che la terre zette C. F. R.