Lo re domanda: perchè si travaglia la gente della morte più l'una che l'altra? Sidrac risponde:

Per due cose l'una persona pena più che l'altra: l'una per lo punto, l'altra per alcuno merito avere nell'altro secolo. Chè Idio àe istabilito tre maniere di pene, l'una è dello ingieneramento, l'altra del nascimento, la terza della morte. La prima che è dello ingeneramento si anuzia. Lo secondo punto risponde al primo della natura delle cose corporali, presenti e avenire. Lo terzo risponde al secondo della morte. Allora inmantenente muore, che in altro punto non può toccare più, per tutto l'avere del mondo. E forse per lo travaglio ch'egli fa, Idio gli consentirà alcuno allegramento all'anima nell'altro secolo, che Idio per la sua pietà consentì esser nato in questo punto. E non credete ch'egli possa morire sanza punto, e vivere non può più di quello punto, per tutto l'oro del mondo, se a Dio non piacesse.

[Cap. CCCV.]

Lo re domanda: chi sente lo dolore della morte o l'anima o il corpo? Sidrac risponde:

Quattro cose sono al partimento dell'anima dal corpo: [(1147)] paura, tristizia, pena e dolore. L'anima à la paura e la trestizia, e lo corpo àe la pena e lo dolore. La paura dell'anima è sì grande, che niuno cuore d'uomo non lo potrebe pensare in questo secolo. La tristizia è più grandissima che niuno cuore d'uomo non potrebe pensare. Magiore trestizia e' li è che se una femina vedesse innanzi lei uccidere lo suo figliuolo. La pena del corpo è sì grandissima, come potesse essere unque pensato in niuna guisa. Che se uno uomo fosse battuto tanto d'uno martello in sulla ischiena, nè morire non potesse, e fosse tanto battuto ch'egli fosse sottile ch'egli potesse entrare per uno anello d'uno piccolo dito, egli non avrebe mica la decima parte di pena che il corpo sostiene, quand'egli si parte dall'anima, conciosia cosa ch'egli passi inmantenente, sanza niuno senbiante fare [(1148)]. Lo dolore del corpo è sì grandissimo, come più potesse essere pensato, però ch'egli torna a infracitura [(1149)] e a nulla. Che se uno uomo fosse signore di tutto il mondo, e tutte le genti gli portassero reverenza, e le bestie tutte fossero al suo comandamento, e egli diventasse sì povero e sì al nulla [(1150)] ch'egli non avesse a mangiare uno solo giorno [(1151)], egli non avrebe mica la diecima parte del dolore che à lo corpo, quando egli si parte dall'anima.

[(1147)] a partire l'anima dal corpo C. R. 2.

[(1148)] Intenderei, senza mostrare nel volto quella pena ch'ei sente.