[(1204)] Nel C. L.: a Dio lo fanno. — Abb. corr. col C. R. 2., conforme al C. F. R.
[Cap. CCCXXXIII.]
Lo re domanda: gli re deono andare in battaglia? Sidrac risponde:
Li re e le signorie [(1205)] deono prima uscire della cittade e degli alberghi, perchè la loro gente esca apresso di loro; e quando egli sono venuti alla battaglia, egli deono tenere una buona parte della loro gente in loro conpagnia; e dee muovere al dirieto di tutte le battaglie, vigorosamente. E se la loro gente dinanzi è sconfitta, e egli vegano ch'egli non [(1206)] abiano forza e potere contra gli loro nimici, egli deono muovere a loro [(1207)] vigorosamente e coragiosamente. E s'egli vegono ch'egli sieno più frali di loro, egli si debono ricogliere bellamente e saviamente al [(1208)] loro onore; chè meglio vale un buono fugire che uno male stallo. E se i loro nimici gli seguitano troppo, e gravano, egli deono rivolgersi a loro vigorosamente e di grande coraggio, e difendere i loro corpi contro ai loro nimici, come prodi uomini. Nè niuno re nè niuno signore giammai non dee venire alla prima battaglia, ma pure alla deretana, perchè tutta l'oste prende il loro [(1209)]. Se la battaglia del signore è sconfitta, tutte l'altre sono isconfitte, chè lo corpo del signore è per tutti gli altri. E se l'oste è perduta, e lo signore scanpa, egli ricoverrà in altra oste [(1210)], per aventura. E se lo signore è perduto, tutto è perduto.
[(1205)] li signori C. R. 2.
[(1206)] Manca non al C. L. — Abb. corr. col C. R. 2.