[(1219)] Così anche il C. R. 2. — Nel C. F. R.: par ieiunes. — Pare che i digiuni sieno diventati noia nella mente del traduttore.
[Cap. CCCXLVI.]
Lo re domanda: dee l'uomo dottare tutta gente? Sidrac risponde:
L'uomo dee dottare quelli che Dio non dottano [(1220)], sono di rio coragio e pieni di veleno e di male, e non ànno in loro niuna misericordia nè niuna piatà. Che s'egli avessono niuna misericordia e pietà in loro, eglino dotterebbono Dio; e perciò si deono dottare. Gli uomini [(1221)], che Dio non dottano sono in tutto dati al diavolo; e non cale loro quello ch'egli facciano, sia o bene o male, se non che i loro disideri sieno compiuti. E cotale gente dee l'uomo dottare. Ma quelli che Dio dottano sono pieni di misericordia. Là dove egli ànno volontà di coraggio di fare male, e la misericordia e la piatà che è in loro, loro non fascia fare male; e perciò non ànno podere di fare male. E quella gente de' l'uomo dottare [(1222)].
[(1220)] Il C. R. 2. ripete: chè quelli che Dio non dottano sono ec.
[(1221)] Manca gli uomini al C. L. — Abb. suppl. col C. R. 2.
[(1222)] E quella giente non bisogna l'uomo dottare C. R. 2.