Lo re domanda: puote l'uomo dimenticare la gioia e 'l duolo? Sidrac risponde:

Tutte le cose del mondo può l'uomo dimenticare, o tardi o tosto. Ma se tu ài alcuna gioia o alcuno bene, tu nolla puoi così tosto dimenticare, insino a tanto che tu non ài alcuna gioia magiore di quella; e sì tosto come tu l'avrai, la prima dimenticherai per quella ch'è magiore. E perciò ch'ella è presente èe magiore. Il simigliante aviene del duolo.

[Cap. CCCLI.]

Lo re domanda: de' l'uomo mostrare sua ragione? Sidrac risponde:

Se tu ài alcuna ragione a mostrare in giustizia o in altra parte, tu la dei mostrare brievemente e saviamente e di forte coraggio. Che se tu la dici brievemente, gli giudicatori la ricevono ne' loro cuori, e sapranno giudicare come e perchè. E se tu la dici saviamente, volentieri l'ascoltano, e meglio sapranno giudicare. E se tu dici di grande coraggio, tu non ti puoi isperdere nè vergognare; chè molti sono quelli che perdono il loro diritto in un punto, per ciò ch'egli si sperdono e si vergogniano e si spaventano, conciosia cosa ch'egli abbiano lo diritto.

[Cap. CCCLII.]

Lo re domanda: dee l'uomo mostrare lo suo senno tra la stolta gente? Sidrac risponde:

Quegli che mostrano lo loro senno tra li stolti sono [(1228)] simiglianti a loro. E gli folli che vogliono mostrare a una bestia leggere e scrivere, egli avranno grande travaglio, e quella bestia per tutto ciò inparare non potrebbe. Simiglianti sono i savi che lo loro senno mostrano tra li stolti; che non intendono se non come le bestie, anzi per la loro stoltia [(1229)] e follia contastano lo detto del savio. Tra gli stolti l'uomo dee passare brievemente, sanza niuna pena e sanza niuno travaglio. Tra gli savi l'uomo dee mostrare lo suo senno e la sua memoria, ch'egli sarà ascoltato e udito.

[(1228)] Manca al C. L.: tra li stolti sono. — Abb. suppl. col C. R. 2., conforme al C. F. R.