[(1231)] quando una C. R. 2.
[(1232)] è usanza C. R. 2.
[Cap. CCCLV.]
Lo re domanda: qual'è magiore profitto all'anima, o quello che fa in questo secolo, o ciò che l'uomo le fa dopo lei [(1233)]? Sidrac risponde:
L'uno e l'altro profitta a quello che è a le pene e al fuoco del purgatorio; ma s'ella è dannata al fuoco dello 'nferno, no' gli fa niuno pro' nè l'uno nè l'altro. E non però, se l'uomo fa bene in questo secolo a sua vita, egli n'à magiore pro' dell'uno cento, che s'egli è fatto dopo la sua morte; ch'è similmente come quelli che vae in un oscuro, e porta inanzi uno lume [(1234)]. E quelli che dopo loro si fanno fare il bene, portano il lume di dietro a loro, e lo risprendore loro viene inanzi, perchè possano in alcuna cosa vedere. E non però [(1235)] lo bene che l'uomo fa per loro, alleggia molto delle loro pene, e gli dilibera tosto, se non sono dannati allo 'nferno.
[(1233)] o quello che gli è fatto quando è morto? C. R. 2.