[Cap. CCCCXXII.]

Lo re domanda: che cose sono invenie e come sono fatte? Sidrac risponde:

Quando tu averai questo fatto e detto, tu farai XII invenie, a onore di Dio, lo creatore, della sancta trinitade padre e figliuolo e spirito santo; e dirai questo: siri Iddio, criatore del cielo e della terra, per lo tuo santo nome ch'è Limon [(1338)], io ti priego per la tua santa pietà e per gli angioli, quelli ch'annunziarono agli uomini le grandi cose, che tu mi degni mostrare delle pianete la cosa ch'io ti chieggio sapere, quella XL [(1339)], e in che ella viverà e finirà. Io ti priego, messere del cielo e della terra, per lo tuo santo nome Elimo, e per li tuoi [(1340)] santi angeli, che anunziano e amaestrano alle comune criature, cioè agli uomini, le picciole cose, che tu mi degni mostrare in questa arte delle pianete di quelle cose ch'io cheggio a sapere, quello, XL, in che ella verrà e finirà. Messere Domenedio Elimo, io ti priego per la santa trinità, la quale comanda agli santi spiriti e li signoregia, che più non faciano graveza all'umane cose [(1341)], che tu mi degni mostrare in questa arte delle pianete, della qual cosa io ti priego di sapere quella XL, ch'ella viverà e finirà.

[(1338)] Helyemon C. F. R.

[(1339)] Così, in questo luogo e più sotto, come vedrassi. — E nel C. R. 2. sempre quaranta. Di questa parola nessun vestigio nel francese; ma invece, dove l'italiano ha XL, il francese ha N...: che vos me dignes de mostrer par l'art de les plainetes de la quel choze che ie dezire de savoir N. et en que elle devenra et finira. — Questa N pare sia posta ad indicare che ognuno debba esprimere la cosa che chiede, facendo questa invenia. E forse dall'N può esser nato il XL, per errore di copista, e per nuovo errore il quaranta.

[(1340)] Nel n. t. nomi. — Abb. corr. col C. R. 2.