❡ Si come nella Bibbia si contien Jacob pare che due sirocchie insieme per sue mogli avesse, cioè Lia e Rachele, per la cui continenza figurate sono alla vita attiva e alla contemplativa; delle quali per la contemplativa la seconda, cioè Rachele si considera. Onde per la contemplatione della teologia, cioè della divina scrittura, allato di lei, si come simile permanendo si pone.
Non odi tu la pietà del suo pianto,
Non vedi tu la morte ch’el combatte
Sulla fiumana onde il mar non à vanto
❡ Per questa fiumana la viziosa e ignorante operazione del mondo s’intende, la quale Acheronte si chiama, cioè sanza allegrezza interpetrata, si come principale fiume de’ quattro infernali che nelle infrascritte chiose si contano.
E venni a te così com’ella volse;
Dinanzi a quella fiera ti levai
Che del bel monte il corto andar ti tolse
❡ Qui si consideri che non sia possibile a salire all’umana felicità a niuno, cosi l’effetto de’ vizi, come delle virtudi ignorante, avendo solamente alcuno indizio di virtù; però che tanto di sopra detti vizi è l’amara dolcezza, e specialmente dell’avarizia che di ciò lo sturba, onde sanza operarlo ciascun vizio come le virtudi conoscere si dee. Per la quale cosa, figurativamente, il presente autore a dimostrare le virtudi e’ vizii s’induce, per dare al mondo correzione ed esempio.
Comincia il III Capitolo
Per me si va nella città dolente,
Per me si va nell’eterno dolore,
Per me si va tra la perduta gente
IN questo cominciamento del capitolo il prencipio dell’entrare ne’ vizi si significa, trovandosi sanza serrame una porta, sopra la quale le proposte parole si contengono. Per la quale la vaghezza puerile, più tosto disposta sanza serrame alla viziosa dolcezza che alla chiarezza delle virtudi si considera. Ma più propio parlando il cominciamento d’ogni vizioso operare della gente significa, nel quale conservandosi ogni speranza di vedere il sommo bene, cioè Iddio, lasciar si conviene, chiamandosi cotale essere città dolente per propietà de’ suoi posseditori; la quale dolore eterno si può dire si come opposito del paradiso ch’è vita eterna. ¶ E perchè la natura del mondo, cioè Iddio perfine di vedere lui all’umana generazione ha dato, però è perduta la presente qualità del suo essere chiama, si come nemica e fallace del proposito del suo circustante fattore.
Ed egli a me: questo misero modo
Tegniono le anime triste di coloro
Che visser sanza fama e sanza lodo
❡ In tre qualitadi convien di necessità essere disposta e divisa l’umana generazione, l’una ad essere buona e l’altra rea, e la terza a non esser buona ne rea. Tra le quali questa ultima, si come nemica delle virtù e de’ vizij dentro alla detta porta e fuori delle nove parti cioè gradi nell’inferno sortiti, si pone con numero e quantità infinita per dimostrare che l’altre due nel mondo di numero vinca e ch’ella da mosconi e da vespe e da simiglianti animali sia trafitta, a dimostrare i suoi vilissimi e piccioli intendimenti, i quali finalmente di vilissimi effetti siccome vermini poi sono ricolti. E ch’ella dietro a certa insegna velocissima corra a dimostrare la miseria comune di lei che la guida, però che niun di lei particolarmente a tanto cuore che sopra agli altri s’inducesse, sarebbe. E così questa innumerabile qualità figurativamente per se sola si pone.