Comincia il XXXI Capitolo

Una medesma lingua pria mi morse
Sì che mi tinse l’una e l’altra guancia
E poi la medicina mi riporse

DIMOSTRATA la semplice frodolente qualità del presente ottavo infernal grado, qui in questo canto in verso il nono ultimamente si procede, facendosi qui nel cominciamento alcuna conperazione della sopradetta correzione di Virgilio a lui ad alcuna virtudiosa proprietade che già della lancia de’ re Peleo di Grecia e d’Achille suo figliuolo si credea, la quale, in cotal modo poetando si conta, che niuno da lor ferito giammai non gueriva, se quella medesima lancia nella ferita un’altra volta pacificamente non entrasse. E così procedendo, la qualità del nono grado si segue.

Dopo la dolorosa rotta, quando
Carlo Magno perdè la santa gesta
Non sonò sì terribilmente Orlando.

❡ Per similitudine del figurato suono che qui nel presente testo si conta, di quel che per Orlando si fece quando Carlo Magno perdè la sua gesta, cioè de’ Paladini, nella battaglia di Santa Maria di Valle rossa[43] essendo con loro e’ da’ Saracini isconfitti, così si ragiona.

Sappi che non son torri, ma giganti
E so’ nel pozzo intorno dalla ripa
E dal bellico in giù son tutti quanti

❡ Acciò che nella allegoria della seguente qualità, cioè del nono grado, più ordinatamente si proceda, qui sopra la qualità di suoi figurati giganti in prima, così è da considerare, che, si come sanza iniqua superbia nella qualità frodolente che tradimento volgarmente si chiama, non si procede così qui circustanti al suo sito figurativamente i giganti per entrata e a guardia son posti, i quali, come nelle filosofiche e poetiche iscritture, alle dette superbie qui figurati sono. La cui allegoria in cotal modo permane, che, si come la superbia oltre il dovere della natura con grandissimo cuore operando trapassa, così in forma umana oltre il dovere di grandezza e di possa figurati si fanno, le cui qualità qui e nell’altre iscritture diversamente secondo loro propietadi si danno.

Si che la ripa che v’era per zoma[44]
Dal mezzo in giù, ne mostrava ben tanto,
Di sopra, che di giungere alla chioma

❡ Izoma anticamente si chiamava alcuna vesta di panno, che solamente dal mezzo in giù, cioè dal bellico infino alle gambe copriva, la qual è cinta e increspata in queste parti, come nelle meridionali s’usava.

Poi disse a me: egli stesso s’accusa
Quest’è Nebroth per lo cui mal coto
Pur un linguaggio nel mondo non s’usa