Lasciaci dunque attraversare il vasto cortile fangoso, su cui s'aprono le stalle e dove guazzano le oche, per venir a bussare al tuo uscio screpolato, salendo i due alti scalini di mattoni rotti. Noi veniamo a salutarti nella tua stanza dove la luce è fioca perchè alla finestra non vi sono vetri ma impannate di carta, dove il mobile più elegante è la cassa de' tuoi libri che ti serve da divano.... Il nostro cuore si stringe al primo momento, ma poi s'allarga, gonfio di commozione e d'ammirazione.
*
È in un giornale letterario, se non sbaglio, che uscì Madre operaia, la descrizione di quel lanificio dove lavora senza posa una povera donna stanca e affievolita, la cui fronte patita è come illuminata da una nobile fierezza perchè essa lavora per suo figlio che deve studiare:
.... Suo figlio, il solo,
L'immenso orgoglio della sua miseria,
Cui ne la vasta e seria
Fronte del Genio essa divina il volo.
Chi, leggendo, non ha pensato che forse si doveva dire una figlia?
La povera donna stanca e malata che ha lavorato tutta la vita, ora è là rifugiata presso la figliuola e attende, trepida e pensosa, l'avvenire luminoso in cui la bruna testa sarà cinta «di oro e di lauro».
Sta forse per arrivare il gran giorno? Ecco che da ogni parte d'Italia giungono lettere, giornali e libri, e il nome della sua figliola è dappertutto, e il pavimento n'è ingombro ed ella vi cammina sopra con venerazione.
Sì, il nome della tua figliola è conosciuto, ma nessuno sa chi ella sia ed ella non conosce nessuno, e dovrà ancora per qualche tempo andarsene in zoccoli alla sua scola, dove un'ottantina di ragazzi le strillano il buongiorno e mettono a prova la sua pazienza coi nasi che colano e l'ostinazione di voler gridare tutti insieme le lettere dell'alfabeto.
Sua madre la vede tornare col viso pallido, colle mani che bruciano, gli occhi che balenano, e trema per paura che sia malata. È l'intenso sforzo di vivere due vite, di ascoltare due voci: mentre ode quelle del di fuori, e parla e risponde e compie rigida e ferma il suo dovere, dentro ha mille altre voci che le parlano, una musica strana che le sale dall'anima e vorrebbe prorompere, ma non lo può che nella notte alta, quando tutto tace intorno a lei e il dovere della sua giornata è compiuto.
È allora che un immenso radiante orizzonte le si apre dinanzi. Chi legge i suoi versi può pensare ch'ella ha tutto visto e conosciuto: ma non conosce che la solitudine e la sventura: un mondo buio e freddo dal quale la luce del di fuori appare abbagliante, e più dolce e tepido che non sia, il mondo dei fortunati.