Ada Negri ha letto pochissimi libri moderni ma li conosce tutti dalle varie opposte critiche dei giornali letterari, ed è curioso come del male e del bene che se ne dice ella afferra il vero! Non ha mai visto un teatro, ma è entusiasta della Duse ed è presa in questi giorni da una smania di sentirla e vederla che non lascia pensare ad altro: sono sempre i suoi giornali che la informano; un fascio; quasi tutti quelli d'Italia che riceve da due anni ogni settimana col bollo postale di Milano, da un ammiratore che non le si è mai fatto conoscere.
Ada Negri non ha mai visto il mare, non conosce le montagne, neppure le colline o un lago: pochi mesi fa poteva dire neppure una grande città, poichè non faceva che attraversar Milano da Porta Ticinese a Porta Romana per andar a Lodi a passar le vacanze con sua madre.
Quest'estate alcuni amici la vollero trattenere per due giorni e fu tutta una nuova vita spalancatasi ai suoi occhi nella gran città popolosa, nella stagione in cui le corse e le esposizioni la rendevano così brillante. I gaudenti le sfilarono davanti col barbaglio del lusso, della bellezza, dell'eleganza. L'arte ch'ella intravvide a Brera la sbalordì, la commosse, la trasportò; il magico incanto di terre lontane e genti nuove la sedusse là fra quegli egiziani e quei cavalli, davanti a quelle brune almée dagli occhi dipinti.
Due giorni di sogno: tutta la sua personcina esile vibrava e i suoi grandi occhi neri fiammeggiavano come per febbre, tanto che gli amici si chiesero se non avevano commesso una cattiva azione mostrandole ciò di cui non avrebbe potuto godere a lungo.
Ella tornò laggiù a riprendere i suoi zoccoli; tornò a insegnar a compitare ai suoi ottanta bambini rumorosi e cocciuti, ma pur troppo non seppe più essere tranquilla e rassegnata al suo oscuro destino.
Vi sarà chi, leggendo il suo libro, dirà che c'è una nota insistente, troppe volte ripetuta: è vero, ella stessa lo sente e lo dice: ma è così, è lei, ora; è la campana lugubre, incessante che invoca al soccorso, è la sua giovinezza che si ribella al dolore che l'ha sempre accompagnata, è il grido dell'ingegno che lotta per non essere seppellito vivo.
Son poeta, poeta, e non m'arride
Luce di gloria.
Pure come triste e dolce si fa il suo canto qualche volta: come la sua giovinezza, stanca di anelare all'avvenire, torna al passato, e si riposa ridiventando bambina alle ginocchia di sua madre.
Madre, qui—nel silenzio—a te vicina!
E chiede: