Dimmi, perchè si soffre e si perdona.

Perchè nel cor, con luminoso incanto,

L'amore come alato inno risuona,

Poi tutto crolla come sogno infranto?

Dimmi, perchè si soffre e si perdona?

La nota dolce della lirica di Ada Negri sgorga sempre e sola dal ricordo della fanciullezza cullata dall'amore di sua madre, o dall'amor materno che le appare come un lontano miraggio di pace. La desolazione non accascia però mai a lungo Ada Negri; ella scatta come una molla d'acciaio; l'amarezza dello sconforto si muta sempre in un lampo di sfida, in un impeto di audace speranza. Par che la sua personcina diventi più alta, quando sfidando la miseria, «spettro sdentato dalle scarne braccia», esclama:

È mia la giovinezza, è mia la vita!

Nella pugna fatale

Non mi vedrai, non mi vedrai sfinita.

Su le sparse rovine e su gli affanni

Brillano i miei vent'anni!

E che profonda commozione proviamo quando, povera creatura, dice:

Vedi laggiù nel mondo

Quanta luce di sole e quante rose,

Senti pel ciel giocondo

I trilli de le allodole festose,

Che sfolgorìo di fedi e d'ideali,

Quanto fremito d'ali!

Ma l'ammirazione ci riempie, quando questa fanciulla coraggiosa, altera della sua virtù e del suo ingegno, soggiunge:

Voglio il lavor che indìa,

E con nobile imper tutto governa,

e salutando fieramente la «maga nera» dice:

.... dai lacci tuoi balzando ardita,

Canto l'inno alla vita!

Se c'è poesia sentita da tutti è questa di Ada Negri, essenzialmente moderna e democratica. Qui dentro è il «turbinoso presente» invocato da Arturo Graf, qui rigurgita davvero «l'onda immensa di voci che ci ingombrano di stupore, ci empiono di pietà, ci infiammano d'entusiasmo, ci rattristano a morte».