[DIALOGO]

È lui.—Dal mistero profondo

dei sogni si desta, mi chiama, mi dice:

—«Nel pallido Ignoto vagavo, felice....

perchè tu mi vuoi nel tuo mondo?...

È triste il tuo mondo.—Dai morti

lo seppi, che ad esso non tornano più.

O madre, io non chiesi di vivere. E tu

perchè nel tuo grembo mi porti?...

Non temi che un giorno, con voce

di vinto, io ti dica che tutto è menzogna,

e spezzi il tuo core con l'aspra rampogna:

—È troppo pesante la croce?...»

—«O figlio, vi sono viole

ne i prati. Vi sono farfalle ne l'aria.

È bello, da un ciglio di via solitaria,

fissare lo sguardo nel sole.»

«O madre, ho paura. Nel cozzo

de l'ire terrene son troppi i caduti.

Su l'erbe calpeste procombono, muti,

con l'ultimo rantolo mozzo

dal colpo di grazia.»—«O figliuolo,

temprando io ti vado la spada e la maglia:

di atleti ha bisogno la santa battaglia:

tu forse cadrai, ma non solo;

chè al fosco tuo cor la mia voce

dirà le parole d'un'unica fede;

saprò, lacerando la veste ed il piede,

portare con te la tua croce.»

.... «O madre, nel sogno, fra queste

penombre fiorite di strane corolle,

per sempre abbandona colui che non volle

venire a le vostre tempeste....»

«O figlio, al solenne richiamo

nessuno è ribelle. Se amore t'adduce,

fiorisci al tuo sole, t'avventa a la luce,

vivi, ardi, sorridimi, io t'amo.»

[pg!19]

[LE DOLOROSE]

Ed a me giunse un ulular di pianti

come suono di molte acque scroscianti.

E mi parea venisse di lontano,

col bianco spumeggiar de l'Oceàno:

e mi parea sorgesse di sotterra,

dal cuore immenso de la Madre Terra:

e mi pareva empisse il mondo e l'aria

in torno a la mia stanza solitaria:

entrò con la fremente ombra e col vento,

mi travolse fra il buio e lo sgomento:

e la voce che udìi fra la tempesta

qui, eterna, ne la scossa anima resta.

«Noi concepimmo senza gioia il figlio

che splende ai sogni come splende un giglio.

Noi portammo nel sen la creatura

con fatica, con fame e con paura.

Ne le soffitte dove manca l'aria,

ne le risaie infette di malaria,

ne' campi dove passa, orrida Iddia,

la pellagra con occhi di pazzia,

ne' luoghi di miseria e di servaggio,

chiedemmo a Dio Signor forza e coraggio;

pregando, allor che la virtù svaniva:

—Prenditi il figlio, o Dio, prima ch'ei viva—.

*

«Noi procreammo in viscere malate

le tristi creature a pianger nate.

Il guasto sangue de le nostre vene

ebbero, e il peso di nostre catene;

ben vorremmo, nel giorno, esser con loro

ma il giorno è breve ed è lungo il lavoro:

ci afferran del bisogno i rudi artigli,

mentre la strada ne corrompe i figli.

Madri noi siamo per l'angoscia e il pianto,

non per cantar su rosee culle un canto:

cantalo tu—che il mondo abbia pietà—

questo supplizio di maternità!...

*

«Tu che scrivi col sangue de i fratelli

caduti e coi singulti de i ribelli;

tu che lottasti con nemica sorte,

canta il dolor più forte de la morte.

Ricòrdati, ricòrdati: così

pianse tua madre ne i lontani dì.

Ricòrdati, ricòrdati: e il tuo grido

sia come uccello di selvaggio nido;

come popol che irrompe a la battaglia,

come fiamma che incendia la boscaglia:

dica a la terra: Salvezza non v'ha

se umiliata è la maternità!...»

*

Tacquer—ma come, in notte senza lume

di stelle, mugge un procelloso fiume,

durò ne l'aria in fremebondi giri

l'eco dei pianti e dei lunghi sospiri.

Oh, fin ch'io soffra in questa esil parvenza

ove s'infiamma la mia pura essenza,

sempre, nel ritmo de la vita oscuro,

dovunque, nel presente e nel futuro,

udrò quel lagno senza fine e quelle

vane preghiere d'anime sorelle:

sempre nel cuore avrò, come un rimorso,

quel torvo e disperato urlo: Soccorso!...—

[pg!25]

[INSIEME]

Sul letto sta, rigida e scialba,

la Morta, che sembra dormire.

Ai vetri è il sospiro de l'alba.

La Morta è vestita di bianco

come una fanciulla, con fiori

di neve sul petto, sul fianco;

e pare una vergine, un giglio;

ma incrocia le mani, in eterno,

sul grembo ove dorme suo figlio.

Il grembo che il germe raccolse

e il germe anelante a la vita

la stessa tempesta travolse;

al vento che romba e che geme

piegarono il boccio ed il fiore

insieme; si spensero, insieme,

il grande ed il piccolo cuore.

*

La Morta sorride.—Una pace

di sogno e di cielo s'imprime

sul volto, sul labbro che tace.

Le mani incrociate con pio

lor gesto, sul grembo che è tomba

al figlio, par dicano: È mio.—

—Io n'ebbi la prima parola

che sola compresi: nessuno

lo sa, ciò ch'ei disse a me sola.

Se visse de l'anima mia,

morì de la stessa mia morte:

laggiù ci farem compagnia.

Chi sa?... forse avrebbe smarrita,

lontano da me, la sua strada.

Che è mai, senza madre, la vita?...

Chi sa?... forse un solo ed un vinto

nel mondo che è senza pietà....

.... Oh, meglio, o mio sangue, a me avvinto

sparire, ne l'eternità.—

[pg!29]

[MARA]