Quel dì la terra avrà, sotto i divini
cieli adoranti, un rispuntar gioioso
di fronde, e un mite aulir di biancospini.
Ogni soglia quel dì sarà fiorita
d'ulivo, a custodir la dolce casa
ove l'amor benedirà la vita.
Ed ogni madre allatterà suo figlio
con letizia e con pace, in lui versando
la potenza del suo sangue vermiglio;
o pur, china sul forte giovinetto
da lei cresciuto, d'incorrotti sensi
gli tesserà salda corazza al petto,
con le parole che le labbra oranti
ripeteran ne' giorni in cui si muore,
pensando il casto viso e gli occhi santi.
Più non dovrà, più non dovrà nessuna
donna, per legge di servil fatica,
lasciar la casa e abbandonar la cuna.
Libera Dea di tempio immacolato,
verso la luce condurrà l'Eroe
da la sua carne e dal suo spirto nato.
E tutti allor saran fratelli in questa
religïon del doloroso grembo
che li creò pel sole e la tempesta:
nel sogno, nel lavoro e ne la messe
fratelli:—in nome di Colei che in tutti
gl'idiomi del mondo e con le stesse
infinite carezze in fondo al pio
sguardo e le stesse lacrime nel cuore,
perdonando susurra: O figlio mio!...—
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[RITORNO A MOTTA VISCONTI]
Ella dintorno si guardò, tremando,
e riconobbe la selvaggia e strana
terra che a fiume si dirompe e frana
entro l'acque, che fuggon mormorando.
Il guado antico riconobbe e il prato
e le foreste, azzurre in lontananza
sotto il pallor de i cieli:
e il passato di lotta e di speranza,
il suo ribelle e splendido passato
ricomparve, senz'ombra e senza veli.
Piegavano gli steli
in torno, ed ella respirava il vento:
vento di libertà, di giovinezza,
soffio di primavere
sepolte, belle come messaggere
di gloria, piene d'ali e di bufere
vïolente e d'immemore dolcezza!...
Ora, silenzio.—Un battere di remi,
solitario, nel fiume: un lontanare
di cantilene lungo l'acque chiare,
e nel suo petto il cozzo de' supremi
rimpianti.—Oh, prega, anima che t'infrangi
a l'onda de i ricordi, travolgente
come tempesta a notte:
anima stanca in vene quasi spente,
così giovane ancora, oh, piangi, piangi
con tutte le tue lacrime dirotte
qui dove i sogni a frotte
ti sorrisero un giorno!... Ora è finita.—
.... E strinse fra le mani il capo bruno:
a lei da la profonda
coscïenza, com'onda chiama l'onda
nel plenilunio a fior de l'alta sponda,
salivano i ricordi ad uno ad uno.
E rivide la vergine ventenne
con la fronte segnata dal destino
sfiorar diritta il ripido cammino,
baldo aquilotto da le ferme penne.
La nuda stanza fulgida di larve
rivide, e il letto da le insonnie piene
di cantici irrompenti;
ed il sangue gittato da le vene
robuste, il sangue di veder le parve,
ne la febbre de l'arte su gli ardenti
ritmi a fiotti, a torrenti
gittato—E i versi andarono pel mondo,
da la potenza del dolor sospinti;
e parvero campane
a martello; e le case senza pane
e senza fuoco e la miseria inane
dissero, e l'agonie torve de i vinti.
Ma la vinta or sei tu, che de la morte
senti, a trent'anni, il brivido ne l'ossa,
e ben altro aspettavi da la rossa
tua giovinezza così salda e forte!...
Tutto dunque fu vano?... e così fugge
oscuramente dal tuo cor la vita,
dal cerebro il fervore
de i ritmi, come sabbia fra le dita?...
Ah, niun guarisce il mal che ti distrugge!...
.... Pur de le sacre tue viscere il fiore,
la bimba del tuo amore
torna da i boschi, carica di rose.
Essa che porta la divina fiamma
del sogno tuo ne gli occhi,
lascia cader le rose a' tuoi ginocchi,
e dice, e par che l'anima trabocchi
ne la sua voce: Perchè piangi, mamma?...—
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[LA CULLA]
Ora ella veglia, calma nel sorriso,
presso il lettuccio ove la bimba dorme.
Hanno nel sonno le infantili forme
una soavità di paradiso.
S'addormentò la bimba con la mano
ne la sua mano; ed ella più non osa
toglier le sue da quelle
piccole dita, petali di rosa.
S'addormentò la bimba su lo strano
ritmo d'una canzon d'ali e di stelle
e di bionde sorelle,
ch'ella cantava:—ora la sogna, forse.—
E ne la calma quasi augusta, piena
di taciti pensieri,
la smorta donna dai grand'occhi neri
ripete nel suo cor la cantilena.
«C'era una volta....»—ma perdutamente
si spezza la canzon nel triste cuore.
L'anima antica insorge in un clamore
di tempesta.—Sei tu, quasi morente?...
Sei dunque tu la zingara boema
libera come il raggio e come l'onda,
che respirò l'ebrezza
del sole e de la rondine errabonda,
e ne i canti onde l'aria par che frema
ancor, tutta versò la giovinezza?...
L'infinita stanchezza
del tuo viso confessa il lungo male
che a poco a poco ti vuotò le vene.
E pur tu condannata
non sei.—Ti vuole a sè quest'adorata
culla ove dorme e palpita il tuo bene.
—Vivrai per questa bianca creatura
che uscì da la tua carne dolorosa.
Una potenza che a te stessa è ascosa
avvampa ancor ne la tua fibra oscura.
Ancor tu guarderai la vita in faccia
per lei, per lei ch'è sangue del tuo sangue;
e ascenderai le cime
eccelse, ove lo spirito non langue;
per lei, per lei ritroverai la traccia.
Se l'anima nel pianto si redime,
raccogli tu ne l'ime
fibre la poesia del tuo dolore:
poi va—trasumanata.—E avanti, avanti,
fin che ti regga il piede,
fin che non abbia la tua nova fede
infiammati d'amor tutti i tuoi canti!....
.... Passano l'ore e passano le stelle
pallide su quel sonno d'innocente,
mentre la donna fragile e possente
dal fermo cuore ogni viltà si svelle.
.... «O creatura mia, piccolo fiore
che chini e chiudi le tue foglie a sera
per riaprirle al raggio
de l'alba: solo ed inesausto amore
oltre la vita, oltre la morte nera:
guida il mio sogno, tempra il mio coraggio
lungo il cammin selvaggio!...»
.... Passano l'ore e passano le stelle.
La madre veglia—e ancora, nel divino
silenzio, ella non osa
toglier la sua da quella man di rosa
che tiene avvinto tutto il suo destino.
[pg!93]
[UN RICORDO]
Un meriggio di luglio, un'afa bassa:
io consunta di febbre, abbandonate
su le lenzuola le braccia stroncate,
e immobil come salma ne la cassa.
Ne l'orrenda stanchezza un solo, acuto
pensier: la bimba.—La sua voce piana
giungeva a me da una stanza lontana,
come ne i sogni:—tutto il resto, muto.—
E il suo piccolo passo udìi venire,
dopo, sino al mio letto.—Dolcemente
mi prese, mi baciò la mano ardente....
.... ed a quel bacio io mi sentìi morire.
Precipitava i colpi vïolenti
il cor malato, sino a soffocarmi.
Le tempie, come tizzi, eran roventi;
le membra, fredde come freddi marmi.
Tentavi con le tue di riscaldare
queste povere mani moribonde.
Io mi sentiva l'anima affondare
in un mar senza scampo e senza sponde.
Dissi, come in un soffio: La bambina.—
E vidi ne' tuoi buoni occhi una forte
promessa.—Al buio, come un'assassina,
stava in agguato, dietro a me, la morte.