Tolto l'altare; ma sempre quello, nei secoli, il Vangelo: sulle labbra della Ravizza ardente così da distruggere la carne malata e mettere a nudo i cuori che l'ascoltavano.

La chiesa fu lasciata intatta, a storica memoria; ma dell'ospedale non esistono più, ora, nemmeno le pietre. Sorgono a quel posto un ginnasio e un liceo, per l'adolescenza bella e sana, che dovrà rinvigorire la muscolatura d'Italia.

La via mutò nome. Tutto cambia.

Ma le tristi inferme e gli ancor più tristi fanciulli dalle vene guaste furono, con la loro diletta Scuola-Laboratorio, trasportati in luogo più arioso e più adatto alla moderna igiene, nel Padiglione Dermatologico di via della Pace; e affidati alle cure della più degna discepola di Alessandrina Ravizza: Bambina Venegoni, che da lei ricevette la lampada accesa, e sa che nelle sue mani non si spegnerà.

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Alessandrina Ravizza fu la prima donna che, in tempi ormai già lontani, riuscì, con abito non religioso, a varcar le soglie delle carceri, per compiere ufficio di carità materna verso i giovinetti pei quali ancora non esisteva la condanna condizionale; e che, per crimini in cui, certo, la loro acerba responsabilità non aveva gran parte, venivano ammassati in luridi cameroni, dove i più esperti in corruzione riuscivano a rovinare i più ingenui.

Una nota di cronaca, breve e brutale, l'aveva spinta al difficile passo: un precoce delinquente di quattordici anni s'era suicidato in carcere, appiccandosi ad una sbarra della feritoia. Tutta l'adolescenza abbandonata fra il marciapiede, la bettola e la prigione, si concentrò, per lei, in quel piccolo suicida.

Travide in un lampo il bene da compiere: si considerò investita del còmpito di riparazione che la società doveva a quei deviati: andò, come sempre, fino in fondo.

Fu la più bella delle sue gesta di carità.

Passò le giornate in compagnia di adolescenti criminali, nella penombra piena di brividi delle prigioni: ebbe con loro i dialoghi lapidarii che il cuore non scorda più, udì da loro le verità corrosive che brucian le labbra di chi le dice e il volto di chi le ascolta. Penetrò, con il proprio istinto psicologico che non fallava mai, nell'intimo di quelle animule, pozzi profondi d'acqua avvelenata. Decifrò, con acuta avidità scientifica, la nevrosi del futuro barabba. Ricevette, da bocche quasi infantili e già decrepite, rivelazioni straordinarie sulle speciali leggi, sulla disciplina feroce della società sotterranea.