Per questo il nome di lei si trova legato ad una quantità d'istituzioni. La sua versatilità fu sfaccettata al pari di un prisma; ed ogni faccia rifletteva il sole. Al rapidissimo balenar dell'idea succedeva, pur rapidissima, immediata, l'azione: ottenuto l'intento, il lungimirante spirito si volgeva ad altro.

Ma quel che sorse per volontà di lei, conservò, e conserva—convien dirlo—l'indelebile impronta della sua originalità spirituale. Ovunque passò, lasciò una traccia: ovunque la fiamma del suo gran cuore splendette, un rogo di passione si accese.

V'era una chiesa in via Lanzone, un'antica chiesa longobarda senza più altare, annessa al piccolo ospedale sifiliatrico dai leggiadrissimi portici, che ora il piccone abbattè.

Alessandrina Ravizza la riconsacrò, ma scuola, per bambini luetici e donne perdute. Io la vidi colà sorridere nell'esercizio d'una pietà per molti inutile—per lei tanto più necessaria quanto più vana.

Gli scrostati affreschi della vôlta parevano attendere ritmi di preghiere: e che altro non erano, se non preghiere, le canzoncine dei bimbi?... Un Cristo di gesso tendeva da un alto zoccolo le braccia: Lasciate i pargoli venire a me.—Sull'assito che celava l'abside, il giovanissimo pittore Mario Moretti Foggia aveva dipinti a tempera inverno con neve, primavera con fiori, estate con mèssi, autunno con frutti. Dappertutto, rose in fasci, seggioline e tavolinetti di candido ferro smaltato. Bianchezza, innocenza. Tutta quella leggiadria l'aveva voluta lei, per loro: per i piccoli condannati.

Appunto per questo: perchè eran condannati senza aver commesso nulla di male.

Pietà inutile?... Esiste forse, la pietà inutile?...

Si stringevano intorno a lei, i fanciulli convalescenti (ma non guariti) dell'inguaribile malattia per la quale padre e madre si vorrebbero (ma non si possono) maledire: per la quale gli zelatori della selezione umana imporrebbero, nel nome della salute pubblica, una mortale iniezione di morfina: i frutti d'alberi marci, destinati alla piaga purulenta, alla cecità tentennante, alla follia degenere: a divenire null'altro che cenci nel mondo il quale non richiede, non esige che forza.

A lei guardavano, ed erano consolati: per lei imparavano a leggere, a scrivere, a conteggiare; e avevan libri, giocattoli, fiori, alberi di Natale scintillanti dì lumi e di doni. E cantavano i cori in cui si dice che la vita è bella. E ne ebbero gioia.

E gioia ebbero, con essi, le sventurate che dalle corsie dell'ospedale sifiliatrico entrarono nella Chiesa-Scuola, accolte con chiara e semplice tenerezza: compitarono sui libri parole di grazia: si sentirono, la prima volta nella vita, circondate di rispetto: videro forse per la prima volta, negli occhi della Purificatrice, che il cielo era azzurro anche per loro.