Ma non le bastò.

Seguì fuor del carcere, nella vita, i suoi piccoli delinquenti. Mostrò loro il bene, come si apre una finestra a chi asfissia, come si indica una sorgente di fresca acqua a chi è arso da troppo calore. Li convinse con il genio della persuasione. Fu la mamma, solo e divinamente la mamma. Li amò, li capì, li difese, se li contenne nel cuore, li considerò come usciti dal suo proprio grembo—sterile come quello di quasi tutte le donne destinate alla maternità cerebrale.

Nel libro dal vero «I miei ladruncoli», nel quale ella riuscì a raccogliere, con sobria efficacia, molti preziosi documenti di criminalità infantile, narra lei stessa in qual modo potè scoprire le trame di una vera e propria associazione a delinquere fra ragazzi, chiamata la scuola del furto: con inviolabili articoli di statuto, leggi senza scappatoie, tenebrose lotte intestine, e un re: el re di lader.

Era costui Pasqualino, detto Lino, detto anche el Schisc, vagabondo di mestiere, alloggiato la notte nel principesco Albergo del Verde, quando il verde c'era: Piazza Castello, seconda panca a sinistra del viale: oppure, nel cavo tronco di un albero secolare, presso il dazio di Porta Tenaglia.

Nel raggio d'influenza di colei che, con subitanea, selvaggia passione, egli chiama «la mia mamma», el re di lader si ravvede, rinuncia al cattivo potere: senza per questo, s'intende, tradire i suoi compagni, e sicuro del complice silenzio di Alessandrina Ravizza.

E vorrebbe, sì, lavorare: entrare nella Nave-Scuola del Garaventa, dove tanti discoli furono accolti, e trovarono la salute del corpo e dell'anima nella disciplina del Maestro, nell'alito salso del mare.

Ma si ammala, orrendamente, di tigna.

La casa di cura, dunque, invece della Nave-Scuola. E la cuffia di pece, e le pinze martirizzanti.

Solo?... Ah, no. La sua «mamma» è con lui. Si è, per restargli accanto, isolata dal mondo, assoggettandosi al rigore di un'assoluta segregazione.

Chi ripeterà le parole pronunciate in tante ore d'oscuro e accettato supplizio, fra la madre senza macchia e il figlio d'anima, delinquente e tignoso?...—Aiutami tu, Santo Francesco: canta per me uno de' tuoi più innocenti fioretti.