Lo Schisc, sovrano volontariamente decaduto da un regno di rapina, appoggiava, seduto su di uno sgabello, in grembo a lei la testa umiliata dal ripugnante male, fasciata di bende antisettiche.—Ma il male era bello, e le bende una corona.—Conversavano essi, sottovoce. Forse, dei piccoli complici sparsi pei budelli tentacolari della metropoli, senza dimora fissa, senza stato civile, con un solo terrore: quello della questura. Quanti!...
Quel dall'occhio: malaticcio, senza parenti, nato dal rigagnolo per generazione spontanea, macchiato sotto l'orbita destra da una ributtante piaga, della quale egli approfittava per vivere di mendicità, riducendosi a dormir la sera all'Osteria delle Due Sedie,—una per la testa e l'altra per i piedi, il tutto a due soldi.
Gonin, la spia: Rico, il vicerè, rivale e nemico acerrimo dello Schisc: piccola belva dalla bassa fronte capelluta, dall'occhio torbido feroce, carne da galera, non privo d'una certa diritta linea nell'innata crudeltà.
El fiœu de nissun: un altro abbandonato, bello ed aristocratico nei lineamenti e nel tratto, come (e forse lo era) il figlio d'un patrizio.
Quel dalle smorfie: borsaiuolo audacissimo, di agilità rocambolesca, Gavroche del vicolo milanese, funambolo del ladroneccio, ammaestratore di rane e di gamberi con grande spavento delle serve del Verziere, clown dalla scarna mobilissima maschera, atta ad ogni più buffa e più tragica trasformazione.
Eugenio: il pallido, floscio, spaurito Eugenio, che non aveva mai potuto imparare a rubar bene, perchè tremava sempre di paura; e al quale i compagni fischiavan sul viso, beffardi:
—Va là!... tu sei fatto per essere onesto!...
E gli altri?...
Oh, andare a cercarli. Poterli ritrovare. Poterli portar via, farne una colonia di coltivatori della propria terra, di contadini liberi e forti....
Sognavano, madre e figlio. Un sogno mirabile. Una casa immensa, con focolari accesi, con letti bianchi, con gaie tavole apparecchiate, con porte aperte, nella quale potessero venire accolti, in libertà, senza domande, senza connotati da registrare, senza rimproveri, senza sermone, i piccoli vagabondi figli di nessuno, nati non si sa dove, vivi non si sa perchè, costretti a dormire all'Osteria delle Due Sedie, all'Albergo del Verde o al Caffè dei Piedi Umidi: a rubar per mangiare: a finire, un bel giorno, in scatola o all'ospedale.