Anche i grandi, però. Anche i vecchi. Anche quelli macchiati di sangue. Tutti, con il fascio delle loro colpe, non più gravi, forse, dei loro dolori: con il marchio dei proprî delitti, non più orribile, forse, di quello delle ingiustizie che, sin dall'infanzia e già prima di nascere, hanno dovuto subire.

E senza sermone. Già. Lo Schisc disprezzava incommensurabilmente le prediche moraliste. «Hin tucc cialâd»[1], diceva. Egli l'aveva udita, la voce del miracolo. Sapeva la sua dolcezza.

O Madre!...

Nella cella di segregazione d'una clinica, dal martirio di un discolo infetto di tigna e dalla carità della Donna senza riposo, nacque il germe della Casa di Lavoro.

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Vi è, in ogni vita di pensiero e d'azione, il periodo della sintesi. Si giunge, nella più varia e lussureggiante sinfonia musicale, al punto nel quale idee melodiche, accordi, dissonanze, sapienze d'ispirazione e di stile si raggruppano, aderiscono fra loro, fondendosi in un unico pieno d'orchestra,—culmine e coronamento dell'opera canora.

Alessandrina Ravizza, già avanzata negli anni, non stanca, no (poichè non lo fu mai), ma avente dietro di sè una foresta spessa e viva d'istituzioni da lei create, di umane esistenze per lei scavate dal terriccio impuro e deterse dell'indegnità,—compose in sè la propria sintesi, toccò il culmine della propria sinfonia vitale, entrando a dirigere la Casa di Lavoro.

Il vecchio sogno s'era fatto realtà, per volere e nella sede della Società Umanitaria, fondata in Milano dal filantropo Mosè Loria, al solo scopo di promuovere e aiutare le energie del popolo.

Spirito libero se altro mai ve ne fu, Alessandrina Ravizza non avrebbe potuto incanalare tanto impeto fattivo fra le strettoie d'un'istituzione di beneficenza propriamente detta, fosse pure opera sua: Casa A, Casa B, Casa C, disposta ad accogliere la tal classe di miseria, ma non la tal'altra: la tal classe di miseria, dico, ben riconosciuta, provata, vivisezionata, messa a protocollo, chiusa in prigione fra gli articoli d'uno statuto.

Sulla soglia, sempre aperta di giorno e di notte, della Casa di Lavoro, ella si trovò, per incanto, al suo posto ideale. Là ella fu, non solo una forza, ma un simbolo.