—Picchiate, e vi sarà aperto.

Il disoccupato picchiava, entrava, senza che alcuno gli chiedesse di quali strade fossero la polvere e il fango che gli imbrattavan le scarpe, o se in tasca avesse le sue carte in regola.

Gli bastavan, per essere accolto, i connotati della disperazione.

Nel palazzo di via Manfredo Fanti, grigio, severo, ma illuminato di verde dai centenarî platani del cortile, trovava letto, cibo, assistenza, lavoro. S'intende, il più semplice, il più adatto ad essere compiuto anche da mani inesperte, o avvezze ad altra fatica: casse d'imballaggio, attrezzi di legno, mobili rozzi, scatole di cartone, sacchetti per droghieri e farmacisti, buste, Pinocchi verniciati, lavori di copiatura. Ripartendo tre settimane dopo, egli andava quasi sempre verso un piccolo posto di guadagno, che Alessandrina Ravizza gli aveva potuto scovare, sconvolgendo mezza la città.

La valanga della disoccupazione anonima, abbattendosi contro di lei con illimitata diversità di provenienza, di sostanza, di espressione, di sentimento, la colpì in pieno cuore solo per saggiarne la resistenza bronzea, e farne meglio vibrare tutte le corde dell'energia.

Là ella decifrò l'inedito della miseria umana, lo condusse a divenir materia degna di salvazione.

Uomini senza patria, capaci di molto bene e di molto male, in perpetuo pugilato con la civiltà che non li vuole e ch'essi non sanno comprendere: giramondo, che non osano mostrare la fedina criminale: nemici inconciliabili della burocrazia: rifiuti degli uffici di collocamento: perseguitati dalla mala sorte, pei quali la robustezza dei muscoli è una ironia, l'abilità al lavoro un soldo fuori corso, l'ingegno un pericolo, il diploma uno straccio inutile,—costituirono intorno ad Alessandrina Ravizza, nella cittadella di via Manfredo Fanti, una specie di cenciosa guardia del corpo, sempre diversa e sempre l'uguale.

Ella li penetrò fino al midollo, li assaporò nella loro infetta sostanza di dolore, li saturò della sua dolcezza, li rimandò raddrizzati e consolati. Chi collaborò con lei fra quelle mura afferma che ella giornalmente compiva miracolo.

Figure d'indimenticabile pallore, di sinistra aridità, di significato eterno passarono dì là, bevvero alla sorgente, scomparvero: il Professore: il Pretespretato: il vecchio Profeta: la Rondinella sarda.

Il libro di memorie «Sette anni nella Casa di Lavoro» dalla Ravizza lasciato inedito, e pubblicato per cura della Società Umanitaria dopo la sua morte, documenta in quanto è possibile, nella loro crudità, quelle esistenze misteriose, sporcizie vagabonde, deformità morali e fisiche, trascinate fra la strada e l'asilo notturno: rughe più taglienti delle cicatrici, confessioni più taglienti delle rughe.