Ella soffriva.

S'era in quei giorni scatenata la guerra delle nazioni. Bagliori d'incendî all'orizzonte, echi delle prime carneficine, odor di polvere, incubo. Valanghe di emigrati italiani, cacciati in furia dai paesi in armi, si riversavano sulle terre della patria, in treni merci, in carri bestiame, in un tormento canicolare di fuga. Bambini morivan per via, donne si sgravavano nei vagoni, mandre umane arrivavano sudicie, mute, inebetite, sperse: e i mariti non ritrovavano più le mogli, e le madri smarrivano i figli.

La guerra!... Vi era dunque nel mondo un male che Alessandrina Ravizza non poteva nè impedire, nè guarire?...

L'unica ragione che ella aveva data alla propria esistenza le si sbriciolava fra le mani, diveniva un mucchietto di cenere: fratellanza, uguaglianza, pietà, amore fra gli uomini, sforzi della scienza, serenità del lavoro, audacie dell'industria, sacrifici della bontà, le apparivano, in quel momento, foglie secche rapinate dalla raffica ciclonica.

E non si era che al principio.

E la sua anima profetica sentiva che quel cataclisma avrebbe sconvolto la terra.

Desiderò di morire, me lo disse sottovoce, con accento di calma disperata. Solo restava in piedi—con un titanico sforzo di volontà—restava in piedi colpita e malata, per fare argine alla piena, per ricevere ed aiutare i miserabili che da ogni parte la disoccupazione prodotta dalle prime crisi della guerra conduceva alla porta della Casa di Lavoro.

Ancora visse. A tempo per vedere il Belgio, violato e crocifisso, ergersi sulle vette della storia, nella più sublime delle immolazioni civili: l'Europa a fuoco e fiamme, le rovine al posto delle cattedrali, i cadaveri al posto delle seminagioni. A tempo per ben discernere nella tormenta rossa, e, malgrado il suo orrore per il sangue, invocar la guerra contro i barbari, come la sola via di onore aperta all'Italia.

Ma nulla volle vedere più. In una pallida alba di gennajo, stesa sul letto d'una camera umile come una cella, volse in silenzio la testa contro il muro—e spirò.

Nevicava. Quanta neve!... Fitta candida impalpabile. Ali ali ali. E silenzio.