Per bocca d'una vecchia demente, protagonista del romanzo scritto da Alessandrina Ravizza più per liberarsi l'anima che per vera necessità di compiere un'opera d'arte, ella aveva un giorno gettato un grido che tutta la rivela e la riassume, nel suo tormento e nella sua fatica:

«Acqua, acqua!... Lavandaia, avete contato bene i fazzoletti, le camicie, le tovaglie, le lenzuola?... Facciamo la lista delle bugie convenzionali, dei delitti non puniti dal codice, delle ingiustizie sancite dal costume. Acqua, acqua!...»

Gemito di disperato desiderio!... Desiderio di purezza, di pulizia morale, di liberazione, per l'esistenza che l'uomo non chiese e gli toccò di subire!... Basteranno tutti i fiumi del mondo?...

Sia pace alla gola arsa.

Tutti i fiumi del mondo si gonfiarono e strariparono, sì. Ma in onde purpuree, bollenti e schiumanti.

Non acqua; ma sangue. Il migliore, il più giovine.

E noi non possiamo ancora, nella nostra sofferenza, giudicare se questo sia un bene od un male.

Ma, se è necessario che la lotta fra il bene ed il male continui ad equilibrare le forze dell'umanità, noi vogliamo illuderci che il lavoro compiuto in così vasto giro d'anni da colei che il genio del bene incarnò in santità di atti, non sia stato vano.

Per miracolo d'amore ella è ritta ancora al suo posto fra noi, immateriale, invisibile, ma presente, ma nostra. Con una scintilla caduta dal faro della sua fede, accendiamo nei cuori le lampade. Nel suo nome e nella sua immagine glorifichiamo in noi il sacrifizio volontario, la tenacia combattente, l'ottimismo vincitore, l'umanità che è senza numero, ma che in un sol cuore può essere contenuta.

Ed ognuno che porti impresso il segno della sua grazia, parlerà con lei, per conforto, nel segreto dell'anima, rivolgendole questa preghiera: