«Madre, fa che sempre, nella mia miseria, io possa discernere e soccorrere chi è più misero di me.
«Madre, fa che non mi manchi mai l'energia di vincere il mio male, per atroce che esso sia; e che dalla vittoria sopra me stesso sappia estrarre il farmaco che guarisca il dolore altrui.
«Madre, aiutami a dare, e fa ch'io non senta e non invochi altra gioia; e s'io resti nudo, vestimi del tuo ardore.
«Madre, fa che ad onta di tutto io viva in purità di amore come il bambino che recita il Padre Nostro—e ch'io muoia senza rimorso.»
Con questa preghiera l'invocherà ognuno che porti impresso il segno della sua grazia—ed ella risponderà.
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[Luigi Majno]
(1852-1915).
Orazione detta nell'Asilo Mariuccia
il 28 giugno 1916, in Milano.
Il quattordici dicembre del 1902, qui presente Luigi Majno, io stessa, con parole rese tremanti dal tremante cuore, salutavo il sorgere—per virtù e volontà di una fanciulla che aveva dovuto morire perchè l'Opera nascesse—dell'Asilo Mariuccia. Ne lumeggiavo gli scopi, ne additavo le ragioni ideali, dicendo fra l'altro, come se l'avvenire si rivelasse nitido ai miei occhi, che pure il pianto offuscava: