Non esistevan più classi. Non più confini. Non più razze. Tutte le lingue si rispondevano, fondendosi in una sola favella di ricchezza favolosa. L'utopia era talmente bella che pareva di toccarla con le mani, di stringerla come realtà.—Benvenuto, fratello!...—Addio, fratello!...—Chi era nel mondo che ci fosse estraneo?... Gli spiriti si dilatavano fino a comprendere nella loro cerchia l'umanità, e tanta era la gioia che giovinezza ci sembrò eterna.
Luigi Majno costituiva la base ed il centro del cenacolo.
Lontano pareva se pur presente, assai volte, mentre i nervosi discorsi sfavillavano volteggiando intorno alla sua placidità sognatrice. Ma ad un tratto una sua frase piombava con taglio netto nel folto della conversazione, mettendo a nudo il muscolo d'un argomento, fissandolo in un paradosso o in una definizione tra il bonario e il corrosivo.
Egli dirigeva gli spiriti, senza che se ne avvedessero.
Accarezzando le ciocche ricciute di Mariuccia, color della castagna non ancor matura, o le seriche trecce bionde di Carlottina, volgeva pensieri d'armonia che poi sbocciavano sulle sue labbra di fanciullo, nella forma geometrica e nel gemmeo splendore dell'espressione definitiva.
Teneva lunghi colloqui di silenzio con un gatto che lo comprendeva, perfettamente, russandogli sulle ginocchia. Passava e ripassava, distratto, le dita nella tigrata pelliccia elettrica. E se all'improvviso usciva a dire una delle sue memorabili frasi, pareva ne avesse estratta l'ispirazione dalla taciturna sapienza dell'idolo felino dagli occhi verdi.
Infinite cose di bellezza lapidaria egli disse così, sospeso fra il sogno e la realtà.
Chi le raccolse?... Egli fu un socratico. Le qualità essenziali della sua natura lo portavano all'insegnamento, inteso nella sua purità religiosa.
Nominato professore di diritto e di procedura penale all'Università di Pavia, dal 1890 al 1894, là occupò veramente, ma, ahimè!... per troppo breve tempo, il posto che gli era dovuto dalla vita.
Giureconsulto di tal dottrina e di tali doti, che Francesco Carrara gli aveva preconizzato un magnifico avvenire, iniziò il suo corso con una prolusione che fu una memoranda battaglia, combattuta a visiera alzata nel nome del movimento positivista sperimentale, diretto a conquistar nuove strade allo studio del diritto: compreso non come arida teoria, ma come viva materia umana. L'innovatore apparve subito, ebbe nemici e satelliti.