Formò poscia, profondendosi in lezioni nelle quali la complessità e la sicurezza della preparazione scientifica, la vastità delle vedute e l'unità morale davano valore di convinzione alla novità del metodo, valentissimi discepoli.

Diresse menti e cuori, illuminò coscienze, temprò caratteri, formò energie di battaglia: fu ascoltato, seguìto, venerato, benedetto.

Creò (come sempre il Maestro di grande stile) con sè stesso gli altri.

Meschine ragioni di parte tolsero a lui la cattedra che l'autorità della sua parola onorava e avrebbe resa gloriosa. Il probo e mite cuore ne sanguinò, in silenzio; ma l'opera del Maestro continuò.

Alla sbarra e nelle assemblee. Nella casa. Nella strada. Fra gli amici, al tavolino d'un caffè. Ovunque, comunque. Difendendo un accusato in corte d'assise, un'idea in un comizio. All'unica missione lo portavano organicamente l'equilibrio mentale, la dirittura logica, e la facoltà di tutto assimilare per tutto rendere, con originalissima arte comunicativa. E dico tutto nel senso enciclopedico: perchè l'opulenta struttura del cervello di Luigi Majno e la sua sconfinata memoria comprendevano (chi lo conobbe sa che non esagero) lo scibile umano.

Per tal ragione, senza dubbio. Luigi Majno appartenne alla specie degli uomini superiori che, avendo esercitato in vita un'immensa influenza spirituale, continuante anche dopo la morte, pochissimo lasciano dietro a sè in quanto ad opera concreta, fissata in caratteri di stampa.

Quel conoscitore, adoratore, insonne inseguitore del libro, del libro per sè stesso in ogni lingua, edizione, materia, data, non affidò il proprio nome che ad un solo lavoro stampato: il Commento al Codice Zanardelliano, composto in parte durante i battaglieri anni del suo insegnamento nell'ateneo pavese.

Lavoro, tuttavia, che basta ad una fama di giurista. Ripeterò di esso il chiaro giudizio d'un avvocato che al Majno fu fratello d'anima, Eliseo Porro:

«Il Commento al Codice Zanardelliano è il risultato e il prodotto di tutta la probità scientifica e morale del Majno: è la somma di tutto un lavoro lungo, paziente, minuto di elaborazione, del quale lo scrittore presenta soltanto la sintesi: e per di più con una precisione di dati e di citazioni, la quale, mentre rende l'opera preziosissimo strumento di più ampie ricerche, la consacra compagna fidata sia del patrono e del giudice, che vi troveranno sempre una guida e un consiglio, sia dello studioso, che vi troverà con sobria ma scultoria esattezza discusse tutte le dottrine.»

Del Commento scrisse pure, fra i molti, il deputato Arnaldo Agnelli: «Esso tiene il giusto mezzo fra il lavoro di erudizione e quello di applicazione pratica».