Non v'ha studio d'avvocato nel quale il Commento non si trovi. Ogni donna dovrebbe leggerlo, per esserne grata all'autore; poichè in esso, ad un codice sapientemente ma esclusivamente composto da un uomo per gli uomini, si contrappone il moderno principio di difesa e di elevazione della donna, considerata come libero, fattivo, responsabile elemento civile e sociale.
Penalista d'indiscussa autorità, le sue arringhe nei tribunali furono modelli di abilità professionale, di chiarezza e rapidità oratoria.
Mai accettò di difendere una causa, se della bontà e necessità di essa non fosse convinto.
Nell'esercizio del suo ufficio di patrono, sempre si rivelò, per la profonda sincerità del metodo, discendente diretto del ceppo lombardo di Cesare Beccaria e di Pietro Verri.
Fissava la questione sulla tavola anatomica, la sviscerava, ne faceva sgusciare il nocciolo, lo rompeva coi forti quadrati denti, lo masticava. Voleva il fatto,—crudo: prendeva il toro per le corna, atterrandolo.
Indossata la toga, la mitezza evangelica di Luigi Majno spariva: balzava fuori il lottatore dai pugni di bronzo.
Disprezzava le disquisizioni teoriche e i periodoni altosonanti: di teoria gli bastava quel tanto che illuminasse la pratica. La passione di tutto imparare, in lui infrenabile, faceva sì che, dovendo egli, per esempio, studiare una causa commerciale, il suo cervello s'impadroniva d'ogni più minuta documentazione di quel ramo di commercio. Dovendo difendere un medico in una causa professionale, eccolo ingolfato sino agli occhi in trattati di medicina e chirurgia: non solo per maggior competenza nel processo, ma per fervore di curiosità.
Così divenne in ispirito, volta per volta e sempre su precise basi tecniche, industriale, ingegnere, farmacista, meccanico, armatore di navi, matematico, professore di belle arti.
Fu un sibarita del conoscimento. Studiò ed ebbe familiari, oltre al greco, al latino ed alle lingue moderne, l'arabo, il giapponese, il sanscrito. D'ogni lingua citava e sapeva a memoria i poeti. Maggiori e minori, li possedeva tutti, scavandoli fino all'osso per amarli meglio.
Per il proprio piacere di buongustaio s'ingolfò nei meandri dell'algebra superiore, corrispondendo in materia con il professor Pascal e con altri dotti. La sua casa, il suo studio, il suo solaio eran divenuti un emporio di libri. Ogni sera tornava con le tasche e le mani traboccanti di volumi, e con un mazzolino di fiori per farseli perdonare. L'edizione rara, l'esemplare unico: ebbrezze.