Luigi Majno fu l'uomo solidale per eccellenza. Il periodo intensivo della sua vita non poteva quindi consistere che in una solenne affermazione di solidarietà; e fu dopo gli arresti in massa e durante i processi politici del Novantotto in Milano.

L'avvocato esperto in ogni sottigliezza dell'arte, il combattente politico, il fratello senza macchia e senza paura culminarono allora in dedizione sublime. L'atmosfera di purità morale che egli aveva creata intorno a sè, ponendolo al disopra d'ogni partito, lo aveva reso inviolabile, aveva fatto sì che fosse lasciato libero.

Non si toccava il Majno.

In tal modo egli potè organizzar le difese di centinaia e centinaia d'accusati politici, giacenti nelle prigioni. Uccise, in quel tempo, stanchezza e sonno. Si moltiplicò. Dopo intere giornate di strenua fatica, vegliò intere notti per stendere atti, ricorsi, memoriali, o per copiar documenti di gravissima importanza. Non potendo in persona (trattandosi di processi militari) comparire alla sbarra, unì la cautela del patrono dietro le quinte a ricchezze incalcolabili d'abilità, di finezza, di penetrazione giuridica, di volontà devota. Illuminò e diresse gli ufficiali incaricati delle difese, proiettò in loro tutta l'energia del suo fluido.

Maestro!... Sempre.

Maestro in Dio, poichè Dio significa giustizia.

Dall'asperrima battaglia uscì vincitore, ingrandito di mille cubiti nella sua prodigata umanità: l'eroe vero del Novantotto fu lui.

Cessato lo stato d'assedio, restituita la calma al paese e la libertà agli imprigionati, Luigi Majno, primo cittadino di Milano, rifulse in luce piena, con l'azione liberatrice definitiva: non solo portata sugli uomini, ma altresì sulle istituzioni. Fu allora che la Società Umanitaria, stata sciolta per decreto dal Bava Beccaris, venne dal Majno sostanzialmente ricostituita e rinsaldata sulle reali basi, che ad essa aveva assegnate il fondatore magnifico.

Si giurava nel nome del Majno, simbolo d'integrità: la fede del popolo saliva a lui per innumerevoli vie. Fu in quel tempo il regno di Majno il Buono.

Primo in lista nelle elezioni amministrative comunali, quando il blocco dei partiti popolari conquistò il comune di Milano: eletto assessore della pubblica istruzione: quasi sindaco (e se realmente non lo divenne, fu per suo proprio reciso rifiuto), risanò l'ambiente scolastico, vi portò una fresca e vivida aereazione: così pura era in lui la poesia della scuola.