Aveva lavorato l'intero giorno. Sorrideva. L'angoscia si era per miracolo calmata nel suo cuore. Si addormentò. Altro non disse.
Quando la prima alba venne a render pallide e come estatiche le vetrate delle finestre, il volto di lui s'era composto in tale serenità d'innocenza, che veramente egli pareva un bambino nel sonno.
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Sta nel Palazzo Marino il busto in marmo del Padre Majno, scolpito da Eugenio Pellini.
È il Padre Majno dell'ultima fase, della fase di passione.
Curva la testa così che il mento viene a toccare il petto: la poderosa fronte a torre sembra crollare. Sulle palpebre quasi chiuse, sulla stanchissima bocca suggellata, un silenzio di dolore senza conforto.
Il dolore di Cristo.
Un'invisibile corona di spine martirizza la fronte veneranda: ogni linea è di sofferenza, ma anche di rampogna implacabilmente severa.
Il confessore della fraternità nella libertà, il casto che non si è mai macchiato assiste alla negazione di tutte le proprie verità ideali.
Sa da chi fu provocata la tragedia che scardina il mondo; e giudica e condanna senza indulgenza, senza perdono; ma sa pure che altro ormai non possono fare i popoli se non combattere sino alla fine, per vita o per morte.