È questa certezza del sangue versato e da versare, che fa della sua testa un michelangiolesco blocco di dolore.
Chi non ebbe la dolcezza di conoscere il Padre Majno d'avanti-guerra, lo vedrà sempre così.
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Egli non poteva, tuttavia, scomparire senza lasciare ai familiari un monito di serenità e di pazienza; e così avvenne, per un fatto che sembra misterioso ed entra invece nel campo delle realtà spirituali.
Il giorno susseguente alle meravigliose esequie, durante le quali si ebbe lo spettacolo di tutta Milano in cammino dietro un morto, e tutte nere di folla apparvero le vie segnanti il transito del carro, e le altre deserte, e ciascun cittadino sembrò portar sulle spalle la salma del Maestro di bontà,—la vedova, rimasta nel terrore di essere ormai inetta a vivere, ricevette dalla posta un volume.—Era la traduzione delle pagine migliori di Tommaso Carlyle. Ella non ne lesse che il titolo:
Lavora, non disperarti.
Il buon Compagno, nella sua passione pei libri che lo accompagnò sino all'ultimo respiro, lo aveva egli stesso ordinato per lei ad un editore di Napoli; e volle il destino che le tre parole liberatrici non le giungessero che come voce d'oltre tomba.
Lavora, non disperarti.
Se pure, in questo tempo di stragi e di maledizioni, tu senta i tuoi piedi affondare nel sangue, e non raccolga negli occhi e nel cuore che immagini di violenza.
Se pure tu abbia perduto per via coloro che ti amavano e che tu amavi, e rimanga solo dinanzi a te stesso, come dinanzi ad una domanda senza risposta.