—Ma quella Rosaspina è proprio una Ma-gni-fi-cen-za!...
Istintivo: violento. Ai bagni di Lido, incontrato un giorno un bimbetto grassoccio e tranquillone, che teneva in mano un nuovissimo rastrelletto per la rena, repentinamente gli saltò addosso, glielo strappò, e ai suoi lamentevoli pianti rispose con tono che non ammetteva repliche:
—Adesso è mio e nemmeno te lo impresto!...
Logico. Gli avevano insegnato che i ragazzetti i quali stanno troppo vicini agli orli delle vasche e alle rive dei canali cadono in acqua e affogano. Ad un suo cuginetto che era stato ripescato, per fortuna incolume, dalla vasca d'un giardino, chiese a bruciapelo, squadrandolo da capo a piedi:
—Parchè non ti sei annagato?...
Conseguente. Aveva udito, non si sa dove (che cosa non odono, che cosa non sanno i bambini?...), di sanguinosi scontri ferroviari e di incendi di vagoni. Al padre e alla madre, reduci, un poco spaventati ma illesi, d'un incidente di tranvai, domandò con severità:
—Parchè non sete morti?...
A otto anni s'ammalò d'una grave infezione di scarlattina. Era la prima primavera tutta venti, nuvole e rovesci d'acqua. Costretto—lui, che era la personificazione del moto—alla più paziente prigionia in una camera gelosamente chiusa ad altri che non fosse la mamma,—durante la lunga convalescenza ascoltava dalla cara voce la storia dei Reali di Francia.
Il suo piccolo essere si tendeva in ansia verso le mirabili gesta.
L'istinto guerriero, intimo e schietto fermento vitale del bambino, ribolliva a quelle leggendarie evocazioni, ancora inconsapevole di sè, ma già robusto ed inquieto.