Nel luglio, durante le vacanze, fugge di casa, s'arruola volontario con le false carte d'un certo Alfonso Allasia, false carte a lui procurate dalla fraterna complicità di Filippo Corridoni: entra sotto mentito nome nel 52.º reggimento di fanteria a Bologna: per un intero mese nessuno si avvede dell'inganno, tanto il novello fante è robusto, alto, tarchiato, ligio alla disciplina, resistente alle fatiche di marcia. Ma un bel giorno un giornalista di Milano lo riconosce, rivela imprudentemente il suo nome e la sua età al capitano; il quale, paterno ma inflessibile, rimanda in tutta fretta il troppo acerbo soldato alla famiglia.
Giornate nere. Avvilimento, rabbia compressa, digrignare di aguzzi denti. Il leoncello graffia e morde le sbarre del suo gabbione. Sogna, invelenito, chi sa quali altre fughe, quali altri più fortunati travestimenti. Pur di combattere!... Ad un piccolo ritratto, nel quale egli appare con la divisa di fante per così breve tempo portata, appone queste parole di dedica al padre, e non sa quale tremenda profezia vi racchiuda:
«Ricordo di una impresa che la seconda volta non fallirà».
Il buon padre, che lo ama sovra ogni cosa, fors'anche sovra gli altri figliuoli, lo blandisce, lo calma con la solenne promessa di consentire al suo volontariato di guerra, non appena egli avrà raggiunta l'età legale. Venuto l'autunno, lo manda all'Istituto Nautico di Venezia, per aprire alla sua esuberante natura, avida dell'ignoto e pronta a tutti gli sbaragli, la carriera commerciale di marina.
Ben superati gli esami del primo anno di corso,—il buon padre, che legge, con gli occhi inquieti dell'amore, nell'animo del sedicenne il tenace proposito di ritentare con maggior successo la marziale avventura, ha un'idea di genio: risolve d'imbarcarlo su una nave diretta a Buenos Aires e Rio Janeiro, per un viaggio di circa quattro mesi, in qualità di «allievo capitano di mare».
Gioia piena. Tensione di tutte le forze del sogno verso acque terre bellezze pericoli lontani.
Una sera il giovinetto, atteso a Milano dai genitori per essere accompagnato allo scalo di Genova, giunge da Venezia senza aver prima avvertito dell'ora del suo arrivo. Balza improvviso nella casa paterna, dove son raccolti alcuni amici in dolce intimità intorno al padre e alla madre. Ma nemmeno il padre e la madre, folgorati dallo splendore dell'apparizione, quasi lo riconoscono.
Egli è così bello che non sembra persona mortale. Odora di mare, par materiato di alghe, di sole, di fosforo e di spazio, come una deità marina. Sotto l'abito blu porta una semplice maglia blu: e lo strano è che non pare nemmeno vestito, tanto la maglia e la stoffa si adattano al ritmo arioso de' suoi movimenti. È tutto color di rame e di sole, capelli, volto, collo. È tutto voluttà di vivere, dall'iride cangiante degli occhi verde-onda all'elasticità dei garretti. È tutto salute e bellezza, dalla greca purità dei lineamenti alle perfette proporzioni delle membra snelle. La sua presenza ingenera e sviluppa vibratili ondate di magnetismo animale, e visioni verdazzurre di cieli e di acque. Egli è in contatto diretto e inconsapevole con l'infinito. Oh, che altro non è, se non il mito della giovinezza immortale che passa?... Ognuno che è presente ne ha la sensazione, e adora in silenzio. Ma sente, anche, che quell'adolescente avvolto nel suo umano e divino mistero è stato inviato su questa terra per una testimonianza di sacro splendore.
Quale, non sa. L'avvenire è misterioso come l'adolescente dagli occhi verde-onda. Quale, non sa. Sa che l'ora segnata giunge a suo tempo, e che il cannone romba ancora in lontananza.
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