Ma aveva anche imparato a lanciar la navaja messicana con infallibilità di tiro—e il bellissimo pugnale segnava troppo spesso folgoranti traiettorie nelle stanze dell'appartamento cittadino, che—ahimè!...—non erano le foreste americane: configgendosi nel preciso segno prefisso, muro, mobile, portiera, cristallo, preziosa cornice.—«La raffica» era tornata, investiva turbinosamente l'aria e le anime.
Scherma, tiro di rivoltella, danza, foot-ball, equitazione, nuoto: non v'era esercizio sportivo che non s'adattasse in modo stupendo a quel corpo stupendo. Il suo pugno era temibile, il suo slancio era ferino, la sua elasticità acrobatica, ogni suo movimento imprevisto, pieno d'aria e d'armonia. In rasa campagna scagliava in alto il sasso con la sicura eleganza dell'antico Discòbulo. La duttilità dell'intelligenza si equilibrava in lui con la duttilità delle forze fisiche, come nel tipico campione latino. Il futuro combattente andava delineandosi: combattente che avrebbe pur potuto divenire un conduttore.
Sensibile nel profondo, come tutti quelli che non sanno dimostrare la loro affettuosità. Taciturno, come tutti quelli la cui vita non consiste che nell'azione. Non viveva che per il giorno nel quale i suoi diciassette anni gli avrebbero finalmente permesso di partire per la guerra; poichè una nuova disposizione del governo aveva diminuita di un anno l'età del volontariato.
Della fermissima risoluzione non menava vanto alcuno: chiudeva in sè l'ardore, alimentando in silenzio la fiamma. Ma se, con laconica frase, entrava a parlar della situazione politico-sociale e della guerra, sfiondavan d'impeto nel discorso la sua salda preparazione morale, la sua impavida tempra, la sua convinzione di ferro, il suo sacrifizio già consacrato nella volontà e nel tempo.
Venne il luglio del 1917; e Roberto, finito il secondo anno di studi all'Istituto Nautico, fu alpino. Volontario alpino; e pazzo per la gioia di esserlo.
Aveva scelto quell'arma per la certezza di non esser mai imboscato, nemmeno contro la propria volontà.
Entrò nel 6.º reggimento. Rise a sè stesso, da quel fanciullo che era, quando ebbe la divisa grigio-verde, la penna d'aquila al feltro e il saccapane.
Venne subito mandato a Caprino Veronese, con le reclute, per l'istruzione militare: subito rivelò le intrinseche qualità del soldato d'elezione: rispetto della disciplina, scrupoloso senso del dovere, resistenza alla marcia forzata, alle veglie, alla fame, alla sete, all'abbrutimento della fatica. Per il suo genere di studi avrebbe potuto essere aggregato nei telemetristi; ne fu richiesto: rifiutò energicamente. Per lui, il trovarsi cento metri più indietro della linea del fuoco significava l'imboscamento. L'imboscamento significava il marchio che non si cancella, il disonore dal quale non ci si redime.
—Chi sa imbracciare un fucile,—diceva—deve, ora, servirsene al fronte.
E di venir inviato al fronte quattro volte inutilmente domandò.