«Che gioia, che gioia!... Credo mi sarà data una delle cosidette licenze di premio; e il motivo dovrebbe essere quel che mi è successo in Val Capra: sai, quella volta, dopo la quale mi proposero per la nomina a caporale, che mi è ora venuta; ma in verità io non feci che quello che dovevo fare».
Sui primi galloni conquistati scherza in ogni lettera, mattacchione:
«Non mi lascerò ubriacare dalla gloria, sai: e penserò sempre, sia pur nella porpora di caporale, all'umile casetta dove nacqui».
Si precipita in casa il dieci di gennajo, per la famosa annunciata licenza di quindici giorni: ai familiari, che gli si buttano addosso ridendo e piangendo, grida gioiosamente, nel suo dolce dialetto veneziano:
—Fève indrio, che son pien de peòci!... Pidocchioso è, infatti: sporco, stracciato, con peli irsuti di barbaccia sulle guance fuligginose, con un calzone ridotto alla metà e l'altro sforacchiato e bruciacchiato dalle palle. Sa di ferino, sa di trincea. Mai non si vide veterano del fuoco più giovine, più robusto, più slabbrato, più lercio e più bello.
Presto, presto: disinfezioni, bagni, parrucchiere, sarto. Gli eroi sono gli eroi, ma la vita è la vita.
Ah, come se la gode, questa breve parentesi di vita in pace!... Come se la mastica!... Pare un gattone che faccia le fusa.
Potrebbe raccontare di sè cose mirabili: tace, sorride, abbandona alle carezze i serici capelli color di rame, così fini ed elettrici che dànno il fremito alle dita che vi si immergono: e mangia e mangia conserve e dolci.
V'è una mano nervosa e prensile che più dell'altre s'indugia, lenta lenta, fra le ciocche: lui lascia fare, socchiude beato gli occhi sotto la soavità penetrante di quel gesto, e tace.
Nel rapido tempo del suo servizio attivo ha veduto la guerra nel suo più sinistro orrore, l'ha provata nel più acuto patimento e con la più stoica pazienza: è scampato alla morte per miracolo, ha durato i tormenti dell'insonnia che rende pazzi, del bombardamento incessante che rende idioti e sordi, della fame, della sete, del dover riposare accanto ai morti nel fango acquoso di trincea, fetente di detriti e di membra in putrefazione.