[NON TORNARE]
Non ritornar mai più.—Resta oltre i mari,
Resta oltre i monti.—Il nostro amor, l'ho ucciso.—
Troppo mi torturava.—-E l'ho calpesto,
L'ho sfigurato in viso,
L'ho morso, l'ho ridotto in cento brani,
L'ho ucciso, ecco!—Ora tace, finalmente.—
Tace.—Più lento per le vene scorre
Il sangue prepotente:
Posso dormir, la notte; e più non piango.
Te chiamando, affannosa.—Oh, quanta calma!...
Ne la penombra senza fine, senza
Moto, riposa l'alma;
E tesse, tesse le oblïose fila
D'un sogno di rinuncia.—Non tornare.—
Io, cieca e fredda, voglio odiarti, come
Ti seppi un giorno amare:
Odiarti pe' miei freschi anni fiorenti
Che immolai, dolorando, a te lontano;
Povera gioventù senza carezze,
Sacrificata invano!...
Ma nell'odio si soffre; ma si piange
Nell'odio.... ed io t'avrei sempre davanti
Anche imprecando a te.—Non ho più forza
Di lotta o di rimpianti;
Voglio silenzio—un gran silenzio!...—Fate
Tacer quel fioco gemito, là in fondo.—
C'è qualcuno che lagnasi, un nemico,
Un malato, là in fondo:
Qualcuno oppresso da un immenso male,
Da un peso immenso a cui non può sfuggire;
Qualcuno che agonizza e chiede aiuto.
E non vuole morire.
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[EGO SUM]
Perduta?... no.—Sorgendo come Iddia
Su la gioia sepolta,
La mia superbia e la potenza mia
Io voglio dirti.—Ascolta:
Io voglio dirti come s'abbandoni
L'alma al santo peccato,
E pianga, invochi, spasimi, perdoni,
E in crollo disperato
Si sfasci, così, guarda, a brano a brano,
Miserabile, vinta:
E poi risorga, da un desìo sovrano
Di luce ancor sospinta.
Io voglio dirti che nel cor giammai
Havvi sconfitta intera;
Che, pur gridando al bacio e al Sol: più mai,—
Inconsci, ancor si spera;
Che, quando tutto fugge e si disperde,
Pur resta in noi qualcosa
Di fido e vivo, un sogno, un filo verde,
Una foglia di rosa,
Un germe che s'allarga e si feconda
Entro l'anima oscura,
Nova promessa de la gloria bionda
D'una messe futura.
Io voglio dirti che si può cadere
Con la mota alla gola,
E non aver più amici, e non avere
Più una sola, una sola
Creatura che in noi creda, o qualcuno
Che ci aiuti la croce
A portare: esser nudo, ed esser uno
Davanti a la feroce
Ignoranza dei tempi e de le genti,
A lo scherno dei vili,
A lo spietato insulto dei potenti,
Degl'invidi agli stili
Avvelenati: e pur sentirci in core,
Sentirci nel profondo
Cerebro lo splendor di mille aurore,
L'idea che muta un mondo,
La fede che trasporta e che rischiara;
E vivere; e qual tuono
Ruggire al gregge de la folla ignara
O scellerata: Io sono.—
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[CANTO NOTTURNO]
Palpita una canzone in lontananza:
Voce è di donna, calda, appassionata:
A me giunge un po' fioca, un po' velata
—Tra i melagrani in fior—da la distanza.
Come sacri turiboli d'incenso
Olezzan gli orti ove il tuo canto va,
O sconosciuta sotto il cielo immenso,
O cor che parli ne l'oscurità!...
Chi sei dunque? hai tu errato?... hai tu sofferto?...
Hai tu pianto giammai presso un morente?...
Su le macerie de le gioie spente
Non t'infiammò la sete del deserto?...
E quale a te mi lega arcano senso
Di fraterna dolcezza e di pietà,
O sconosciuta sotto il cielo immenso,
O cor che parli ne l'oscurità?...
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