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[PICCOLA MANO]
Piccola mano bianca ed affilata,
Piccola mano gracile e nervosa
Che un dì la giovanil penna infocata
Reggesti senza tema e senza posa,
Essa—ricordi?...—ne le ardenti sere
Battagliando correa fra le tue dita;
Tinte in rosso, le strofe alte e sincere
Involavano a me brani di vita.
Ma in quel tempo ero sola.—Ora qualcuno
Che vide e vinse, presso m'è venuto:
Quand'ei m'affisa col suo sguardo bruno
Batte il core a schiantarsi, e il labbro è muto.
Per lui, per lui ne l'anima inspirata
Or palpitan gli alati inni supremi....
E tu intanto, manina innamorata,
Entro le sue timidamente tremi.
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[«TU PUR VERRAI»]
Tu mi dicesti: O smorta innamorata
Che a me ti stringi e taci,
Perchè su la tua bocca appassionata
Sembran singhiozzi i baci?
I tuoi sguardi profondi come notte
Inseguono nel vuoto
Dei fantasmi fuggevoli le frotte
Che sorgon dall'ignoto.
Del nostro fido amor la gioia istessa
In te stride e non canta;
Nel tuo cor v'è una lacrima repressa,
Geme una corda infranta.
Presso il mio petto qual folle paura
Il grande occhio t'accende?...
Qual lontano spavento di sventura
L'anima ti sorprende?...—
Io ti risposi: Quando, a te vicina,
Tutta pallida in faccia,
Sento il mio gracil corpo di bambina
Svenir fra le tue braccia,
Cupe larve di donna a me davanti
Passan ne la penombra.
Son larve di fanciulle in voti e in pianti
Consumate nell'ombra:
Ed eran belle, e avean del Sol l'ardore
Ne l'auree trecce folte;
E non ebbero baci, e senz'amore
Fûr ne l'oblìo sepolte.
Sono donne che, presso il capezzale
De lo sposo o del figlio,
Vider lenta calar l'ora mortale
De l'ultimo periglio:
E davanti a lo spirto che salìa
Con maestoso volo,
Si contorser ne l'orrida agonia
Del cor rimasto solo:
E il sogno ormai di non terreno loco
Han ne lo sguardo assorto:
Le avvelena in silenzio, a poco a poco,
La nostalgia d'un morto.
Arse di desiderio insazïato,
Distrutte da la tisi,
Singhiozzanti sul feretro velato
Dei loro affetti uccisi,
Passano, curve, barcollanti, stanche.
Tragiche ne l'aspetto,
Con veli neri su le carni bianche,
Con un teschio sul petto:
E mi guardano.—È allor, sai, che m'assale,
Che m'agghiaccia il terrore,
E dentro il petto, sino a farmi male,
Batte a martello il core:
È allor che ne le mie strette tenaci
Senti uno spasmo occulto,
E ne l'acuta, strana ansia dei baci
La scossa d'un singulto....
Il bieco occhio geloso in me fisando
Passan fra sterpi e guai
Esse, un'orrenda profezia lanciando:
«Tu pur, tu pur verrai.»
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[UN ANNO DOPO]
Quando, ne l'ora oscura,
Penso che sei da me così lontano,
E mi striscia ne l'anima
Il sinistro timor ch'io t'amo invano,
E questo amor mi porterà sciagura;
Quando in petto mi trema
Il pensiero che tu non tornerai
Forse, e che tutto ha un termine,
E che t'ho amato per non esser mai
Tua, credi, allora una pietà suprema
Di me, di te m'aggrava:
Sento il bisogno di tornar bambina
Per ripeter l'ingenua
Preghiera che in soffitta, a me vicina,
La mia pallida madre m'insegnava:
E, in ginocchio fra i veli
Del letto freddo come vuoto nido,
Singhiozzo nelle tenebre,
Perdutamente a Dio gettando il grido;
«O Padre nostro, che siete nei cieli!...»
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