[IMMORTALE]

Io voglio, io voglio vivere, e aver sempre vent'anni,

Sfiorar tutti gli spazii col vol di tutti i vanni,

Rider, gioire, amar;

Vo' inebbriar di raggi la gioventù superba,

Lieve siccome un'ala, fresca qual filo d'erba,

Limpida come il mar!...

Io ti ripudio, o Morte.—Amo la fiamma e l'onda,

Amo la terra sana che ai baci si feconda

Del Sole ammaliator;

Titanica fucina ove i magli giganti

S'abbatton senza posa d'innumeri braccianti

Con epico fragor!

Pel labbro mio che beve le dolci aure serene,

Pel vigoroso sangue che m'arde ne le vene,

Pel bacio e pel desir,

Pel folle riso ingenuo che scopre i bianchi denti,

Per quest'intima forza che m'anima ai possenti

Sogni de l'avvenir,

Per tutto ciò che nasce, per tutto ciò che spera,

Che fra le nubi e l'alme solleva una bandiera,

Che ride a un ideal,

Che su la terra come foco d'incendio splende,

Che pugna e che trionfa, si spegne e si raccende,

Fato, mi vo' immortal!

Alla salute, ai muscoli, ai sensi, a l'opre umane,

Ai cerebri assetati di verità sovrane,

Ai più felici amor,

A le madri che allattano, ai padri affaticati,

A le cittadi, ai monti, ai boschi, ai solchi, ai prati,

Al buon frumento d'ôr,

Ai sacrifici occulti e ai magnifici errori,

A l'energie del genio e ai palpiti de' cuori,

Al moto, al suono, al vol,

Io sciolgo, io sciolgo un inno irrefrenato, indomo;

Semplice come spica, robusto come l'uomo,

Eterno come il Sol!...

Soffrir?... soffrire è vivere: è la vertigin muta,

La voluttà tremenda, cieca de la caduta.

Giù, sino al fondo, giù:

Udir del precipizio la soffocata voce,

Dissetarsi di fiele, piegar sotto la croce,

Singhiozzare: mai più....—

Poi scorgere ad un tratto nel buio un tenue raggio.

Rinascere a la speme, a la luce, al coraggio,

All'amore, a la fè:

Aggrapparsi a una corda, sentir nel corpo esangue

Scorrere a fiotti, a gorghi un rinnovato sangue,

E rïalzarsi re!

Per chi teme la lotta, si spalanchi un Taigete;

I deboli travolga la gialla onda di Lete,

Fredda come un avel:

Maledetto chi trema e si rivolge indietro,

Chi sta qual ombra nera di fluttüante spetro

Stesa fra l'uomo e il ciel!

Io salgo.—Dei fidenti, dei liberi, dei forti

Su pei dirupi alpestri mi seguon le coorti

Sacrate a l'avvenir;

E del meriggio innanzi a la dorata gloria

Io l'orifiamma sventolo e canto la vittoria

Di chi non può morir!...

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[RISVEGLIO]

Talor m'avvolge il cerebro profondo

Nebbia pesante, accidïosa oscura.

Come vinta da sonno o da paura

L'anima tace de l'abisso in fondo.

Nulla vive: non palpito, non grido,

Non sogno o lotta.—Triste e indifferente

Io mi smarrisco tra la folta gente,

E vo' come l'augel che non ha nido.

E vo' senza battaglia e senza gloria,

E più non mi sorride il Dio d'un giorno:

Dentro è gelo e infinita ombra dintorno,

E sopita dei cieli è la memoria.

Ad un tratto, da l'imo, in un minuto

Di risveglio, di gioia o di pazzia,

S'agita e vibra ne l'essenza mia

Un'altra anima, un'altra.... e tosto il muto

Cerebro scoppia in magiche parole,

Germinando qual zolla a primavera,

Alto assurgendo, da la notte nera,

A la divina maestà del Sole;

E mentre la raggiante visïone

Sfolgora a me dal nudo del sereno,

Mi scote e m'apre trionfando il seno

Il ruggito selvaggio del leone.

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[SCIOPERO]

Non più, sotto il gran Sol che scalda e alluma

Le sue grigiastre forme

L'opificio respira e romba e fuma.

Alto è il meriggio, e l'opificio dorme.

Stagna dovunque la tristezza morta

Del lavoro spezzato.

Non voci, non tumulti il giorno porta:

V'è un silenzio sinistro e disperato.

Qual mai, qual mai fatidica bandiera

Sventola al Sol?...—Cencioso

Sciopero, benvenuto.—Osa!...—La nera

Fabbrica, nel terribile riposo

Ruina pare; e un vel di polve giace

Sovra i telai deserti;

E s'abbarbica ai muri un motto audace:

—O più giusto compenso, o braccia inerti.—

Osa e spera!...—Ogni macchina è sopita;

Ma i ben limati denti

Che forse stritolâr più d'una vita,

Digrignan gl'ingranaggi rilucenti.

Immobili le cinghie, un giorno sciolte

Ad incessante giro,

Cupamente ristanno, al par di scòlte

In vedetta, così, senza respiro.

Tutto è spento: cilindri e morse e spole:

Non fuoco a la fucina.

Non acqua a le caldaie.—E splende il Sole

Con baleno irrisor, su l'officina;

Ma per gli androni bui, sotto le vôlte

Striscian fantasmi oscuri.

Strisciano larve di minaccia avvolte

Lungo il viscido e freddo orror de' muri:

E s'anima ad un tratto, ecco, ogni cosa,

E umana forma prende,

E sobbalza, gigante e maestosa:

Viva una fiamma qua e là s'accende:

Ogni macchina assume il divo aspetto

Di vindice profeta:

Rugge de la motrice il vasto petto,

Ogni sbarra si fa gladio d'atleta:

E tutto grida: O luminosa aurora,

Non sei, non sei lontana.

Per te chi or sotto sferza empia lavora

Potenza avrà di creatura umana:

Per te giustizia, non pietà, nel mondo;

Tutti per te gli sguardi

Volti a un novo ideal santo e giocondo:

Per te gioie sui bimbi e sui vegliardi!...

O fiumana d'amor, scendi, schiumante!

E un popol di risorti

Ne la tua benedetta onda scrosciante

Le labbra dolorose, arse, conforti!...

Già splende a l'orïente il sogno d'oro

De l'avvenire: il maggio

Dei redenti e del libero lavoro,

Lembo di cielo, sfavillio di raggio:

Maggio d'ali e di sol, maggio di fiori,

Di baci, di canzoni:

Che vinti non avrà nè vincitori,

Che non avrà nè servi nè padroni.

[pg!109]

[FINE DI SCIOPERO]