— Dàlli, Sugnazza! — Arrì! — Forza! — ripetevano i birocciai sghignazzando, intanto che raccoglievano dai mucchi la ghiaia e la caricavano con fragore di badili. — Forza! Se no, l'acqua ti porta via! Dàlli!
Dava; e l'asino, duro. Finchè, fosse una randellata di tal sorta da affrettare il destino, o fosse una funesta illusione di riposo e di pace che irresistibilmente l'attirasse, la bestia si abbandonò e cadde; e Sugnazza battè il petto contro il riparo, dinanzi. Ahi! Calò, sì, subito, nell'acqua e, furioso, percosse, bestemmiò e maledisse; ma era finita. E quando fu certo....
[pg!169] — Gli è crepato l'asino! Gli è crepato l'asino! — esclamarono quegli altri accorrendo a vedere e a ridere.
L'asino non si mosse più. E quando fu certo, Sugnazza tacque; risalì nella biroccia prona su la bestia morta e vi si distese per il lungo, la testa poggiata su le braccia e la faccia in giù, con apparenza d'uno che cogliesse una bella occasione per schiacciare un sonnellino.
E per non disturbare nè lui nè la bestia i birocciai, al ritorno, tirarono un po' da parte. Ridevano ancora.
Quel disgraziato — che matto! — sembrava voler passarsela così la sua batosta: pacificamente, dormendo!
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Ma Sugnazza non dormiva. E non piangeva. Si vedeva, a occhi chiusi, morto di fame, là, press'a poco come il suo asino. Dal dì avanti egli non aveva ingollato cibo, e gli ultimi soldi gli erano andati, la mattina, in grappa. Un pezzo di pane a credito per qualche giorno, da qualche fornaio, lo avrebbe trovato; ma poi, cosa fare? Lavorare a opera? Chi l'avrebbe preso, ormai che il cuore gli ballava il trescone a ogni sforzo e i polmoni arsi pativan sete d'aria [pg!170] più che lo stomaco d'acquavite? E chi l'avrebbe voluto a servire in casa con quella tara che portava addosso da vent'anni? E chi gli avrebbe fatta volontieri l'elemosina, a un uomo che non era vecchio, e, quando poteva, si ubriacava?
O comperare un'altra bestia per la biroccia, o morir di fame. Questa la conclusione.
Ma se questa, di un altr'asino, era la sola speranza, bisognava persuaderne il mondo e dire: — O voi che potete mi aiutate, o io mi lascio morir di fame qui dove sono, con l'asino. Sissignori! E mantengo!