Frattanto con cautela, in segreto, il padrone si era accertato del vizio che aveva uno dei buoi acquistati da poco. Come aveva dato un balzo al passaggio di quel biroccino su cui era una donna col fazzoletto rosso, la bestia infuriava a mostrarle un fazzoletto rosso: tentava assalire cozzando. Terribile, se potesse! Era pericoloso irritarla anche là, legata alla posta. Quando i buoi han l'ira del rosso, nel sangue, guai; per ammazzare si lascerebbero ammazzare.

Pure, Sandro non fece il referto; non ne parlò con nessuno.

E temeva se ne accorgesse il bifolco.

E fece fretta al sarto che, a norma dei patti, [pg!25] venisse a trar di cenci il garzone. Comperò anche, per il garzone, la flanella da fargli un camiciotto; rossa; e lo cuciva una delle nuore.

— Vi nomineremo Garibaldi — dicevano ridendo le donne.

Allo Scricco pareva di tornare ragazzo, quando aspettava ansioso il giorno della festa che indosserebbe il vestito nuovo, la camicia nuova.

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E fu un giorno di festa. Tutti, fuor che lor due — reggitore e garzone — erano ai vesperi. Giuocata che ebbero una partita alle bocce — la vinse lo Scricco —, entrarono nella stalla; lo Scricco a prender la sacchetta per andare alla foglia; Sandro per salir dalla botola nella cascina a dormire — disse — un bel sonno, tra il fieno.

Ma appena fu disopra, il padrone ridiscese, svelto.

Ascoltava allontanarsi la voce, che cantava la canzone di Castelfranco e, interrotta, rispondeva a uno che moveva parola dalla strada. Quindi sciolse, Sandro Molenda, il bue insano; lo spinse fuori della posta; lo avviò fuori della stalla, guatando (il camiciotto rosso non era a metà della capedagna); si nascose, svelto.