Il nonno cercava con lo sguardo. E vide: proprio una forfecchia. E vide che il sole risplendeva ancora; e che il mondo era tornato bello.
Sorrise. Eppoi non vide più niente.
[pg!55]
[LA CIOCCHETTINA.]
I.
Abitavano nello stesso sobborgo e ogni sera rincasavano insieme, dalle sartorie ove lavoravano, prima in tram poi a piedi. In tram era un divertimento per tutte: cicaleccio, motteggi, compiacenze d'essere osservate e d'osservare le meno belle di loro; ma nel tratto a piedi seguivano le confidenze d'amore e le espansioni sentimentali; mutava il tono. E l'Ida, la più giovane delle tre, interloquiva di rado; si sentiva a disagio per un misto di timidezza e d'orgoglio.
Il suo innamorato guidava autocarri nel Carso, non era in trincea come quelli delle amiche, e discorrendone le pareva di provocarle a ripetere: — Fortunata te! —, quasi non avesse da star in pena lei pure.
«Fortunata te!». C'era fors'anche, in fondo a queste parole, la punta ironica, l'acredine di [pg!56] un'altra invidia — lei faceva all'amore con uno di miglior condizione che i loro innamorati —; e non voleva mostrare di accorgersene. Se però taceva o tentava invano di sviare il discorso solito, l'Ida bene spesso bolliva dentro e stentava a frenarsi, a non prorompere:
— Fatela finita una volta con i piagnistei e con le spacconate!
Che noia, tutti i giorni! L'Olga si martoriava negli stenti e nei pericoli della trincea, accresciuti con fantasia egoista per concludere che solo il pensiero di lei sosteneva il suo caro a superarli. L'Adriana.... Eh! dopo che al suo Gustavo gli avevan dato la medaglia di bronzo, non si campava più, con lei, che dietro sacchi di sabbia, in mezzo a cavalli di Frisia, contro a reticolati, incontro a mitragliatrici — tac tac tac! — e bombe a mano, e sotto a shrapnel e — bum! — a palle da trecentocinque. Si sarebbe detto che tante maledizioni fossero state inventate non per meritar l'inferno a Guglielmo II, ma per far onore a lei sola, la bionda Adriana, che aveva per innamorato un giovane di fegato — e nessuno lo negava.