Ma Giulio scosse di nuovo il capo.

— No. Ignoranti o istruiti, in guerra si è tutti eguali; tutti persuasi, mentre si vedono cascar gli altri, che le pallottole, le spolette o le schegge debbano rispettar noi. E sai chi ci dà questa persuasione? Proprio i ricordi che si portano sul petto; di nostra madre e di chi ci vuol bene.

L'Ida sorrise, con gli occhi pieni di lagrime.

Egli prese dal portafogli il ritratto di lei; lo considerò quasi per rinnovarsi, ora che le sedeva vicino, le impressioni che aveva a considerarlo quando era lontano, lassù; e pacatamente lo ripose. Dopo, afferrò le lettere e la [pg!71] busta con la fotografia e la ciocca di capelli, e buttò tutto nel fuoco.

— «Fuoco, prego». — Cercava rendere con la sua voce il suono delle parole indimenticabili, e osservava le carte accendersi, la fiamma invaderle raggrinzando la busta. Esclamò:

— Vampata d'amore! —; e la frase gli parve così bella che guardò, contento, l'Ida. Ma essa:

— Di' dunque: perchè distruggere?

— Ascolta — rispose Giulio. — Quando due che si sono amati, si lasciano, cosa fanno perchè ogni legame sia troncato per sempre? Si restituiscono i pegni d'amore. Un pegno è una memoria, è un obbligo a ricordare: è vero?

— È vero.

— Quell'ufficiale sentendosi morire pensò che la sua fidanzata, se riavesse le lettere, il ritratto, i capelli, non resterebbe legata alla sua memoria, come ci resterebbe invece se credesse che qualche cosa di lei fosse andato sottoterra con lui.